Scritto giovedì 03 agosto 2017

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Il valore e l’etica della Terra

Oggi sappiamo abbastanza bene che cosa è l’uomo: è un animale, fa parte completamente dei cicli naturali, respira, si nutre, si sviluppa, si comporta, si riproduce e muore come gli altri mammiferi. La percezione dell’appartenenza della nostra specie alla Natura  doveva essere accolta con grande serenità; era come liberarsi da un peso inutile. Invece non è stato così, o forse non ancora. Nel linguaggio corrente, l’uomo è ancora considerato in contrapposizione con l’idea di animale.

Nella cultura occidentale ancora oggi la nostra specie non è di fatto considerata una parte della Biosfera, ma come un elemento esterno rispetto al quale si misura ogni valore. L’espressione “ambiente” sottintende il significato di ”ambiente dell’uomo”, che resta l’unico riferimento. Anche i cosiddetti ambientalisti parlano di solito di conservare il “patrimonio di tutti” e “consegnare la Terra in buono stato alle generazioni future”. Il riferimento costante e considerato ovvio, è l’uomo.

La posizione “esterna” dell’uomo, esportata in tutto il mondo sull’onda dell’espansione dell’Occidente, è il sottofondo di pensiero che ha provocato i grossi guai in cui ci troviamo. Considerare l’uomo al di sopra o al di fuori dell’Ecosfera ha causato anche il drammatico aumento di popolazione umana e la spaventosa crescita dei consumi che hanno caratterizzato gli ultimi due secoli.

Per usare il linguaggio della teoria dei sistemi, un essere vivente è un sistema complesso che si mantiene in situazione stazionaria lontana dall’equilibrio termodinamico. In altre parole, vive finché un flusso di energia lo attraversa senza che si alterino le sue condizioni generali, se si trascurano le piccole oscillazioni attorno ai valori standard.

Il vivente è un sistema omeostatico, cioè è in grado di mantenersi nelle condizioni vitali autocorreggendo le variazioni accidentali non troppo grandi attraverso interazioni fra tutti i suoi sottosistemi, componenti e flussi energetici.

La Biosfera nel suo complesso si comporta come un sistema vivente, anche se in generale con tempi molto più lunghi. Si noti che questo discorso è indipendente dalle considerazioni, di natura filosofica, se sia un essere vivente (Gaia), se sia sede di fenomeni mentali e fino a che punto sia cosciente.

Anche un ecosistema, ad esempio una porzione abbastanza grande ed inalterata di foresta pluviale equatoriale, si comporta come un sistema quasi-stazionario lontano dall’equilibrio termodinamico, cioè come un essere vivente. Quando uno di questi sistemi perde le sue capacità di omeostasi per un intervento esterno troppo drastico, si ha la morte del vivente, o comunque la fine del sistema.

La cultura occidentale, considerando l’uomo al di fuori della Biosfera, ha reso possibile l’aggressione alla Natura che è iniziata da un paio di secoli, cioè da quando  si è data il potere tecnico per farlo. A causa del modo di funzionare di questo modello culturale che ha invaso tutta la Terra, le capacità omeostatiche complessive del Pianeta non sono più in grado di riportarlo in condizioni vitali. Inoltre molti ecosistemi vengono distrutti e non possono essere sostituiti con altri “artificiali”, perché questi ultimi dipendono da interventi permanenti esterni per essere mantenuti in vita.

In realtà la Terra è stazionaria solo se si considerano tempi dell’ordine di decenni, o secoli, non lo è più se consideriamo tempi dell’ordine di milioni di anni: il problema sta nel fatto che le modifiche causate dalla civiltà industriale nei cicli vitali hanno velocità dieci-centomila volte più grandi di quelle naturali, che consentono alla vita di adattarsi gradualmente alle nuove situazioni.

Il sistema economico, cioè il processo di produrre-vendere-consumare, si può ricondurre ad un’unica variabile, il denaro. Il sottosistema economico non può funzionare in un sistema complesso e quasi-stazionario, come la Biosfera, che dipende da un gran numero di variabili. In sostanza il processo economico impedisce l’omeostasi della Biosfera ed è incompatibile con l’andamento del sistema complessivo. In un vivente questo corrisponde alla morte dell’organismo.

Un’economia complessivamente in crescita può soltanto essere un transitorio, un fenomeno patologico nella Biosfera, che porta necessariamente verso un punto “di collasso”. Questo è un elemento di ottimismo: il vero pessimismo è prevedere la continuazione degli andamenti attuali, che portano ad un mondo degradato, alla scomparsa  della biodiversità, alla fine della varietà e della bellezza del mondo.

Assieme all’operazione di essersi tirato fuori dalla Biosfera, ponendosi “al di sopra” di essa, l’uomo occidentale ha tolto l’anima al mondo.

Ma oggi, anche senza uscire dalla nostra cultura, alcuni pensatori hanno ampliato il concetto di mente fino a renderlo indipendente dal supporto di un sistema nervoso centrale: la mente sarebbe semplicemente frutto di una certa complessità (Gregory Bateson).

Oltre alle filosofie di spiriti più o meno isolati, ci sono le religioni, che hanno un’influenza ben maggiore sulle moltitudini. Uno dei compiti principali delle religioni dovrebbe essere quello di fornire una visione del mondo in cui inquadrare i fenomeni e di dare prescrizioni morali che non riguardino qualche problema immediato o a breve termine o solo questioni umane,  ma che preservino la salute della Terra, in quanto bene in sé: questo compito non può essere affidato né alla politica, né ad istituzioni “pratiche”.

Le religioni, più che pensare a quale sia “la verità”, potrebbero diffondere sentimenti di empatia e di amore verso tutti gli esseri senzienti, cioè verso tutte le entità naturali. A questo riguardo le tradizioni filosofico-religiose che maggiormente si sono preoccupate del bene del  complesso naturale a tempo indefinito sono state alcune tradizioni di origine orientale (Buddhismo, Jainismo, Taoismo) e alcune culture animiste, soprattutto quelle native del continente americano. Spesso la percezione che si trattava di prescrizioni “ecologiche” non era molto evidente, almeno agli europei.

Ci possono essere innumerevoli scale di valori, ma da quanto accennato è evidente che il primo valore dovrebbe essere quello di essere conformi alla vita della Biosfera, da cui dipendiamo: la sopravvivenza della Terra è essenziale (Etica della Terra).

L’etica della Terra non è solo una posizione filosofica, è soprattutto una necessità per mantenere in vita e in salute l’Organismo cui apparteniamo, assieme alle altre specie, agli ecosistemi, all’atmosfera, al mare, ai fiumi, alle montagne.

 

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Informazioni sull'Autore

Guido Dalla Casa


Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

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