Scritto venerdì 04 novembre 2016

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L’intrinseco meccanismo Malattia – Guarigione

guarigione

Attualmente tantissime malattie sono state scoperte e catalogate, così come esistono molti medici esperti e specializzati anche per singole patologie. Quasi tutti gli esseri umani conoscono i sintomi di determinate malattie, soprattutto di quelle più comuni e più frequenti, ed i rimedi specifici pubblicizzati come medicine.

Le case farmaceutiche si rincorrono per sperimentare e produrre continuamente sul mercato nuove e più efficaci medicine con lo scopo di eliminare singoli disturbi ed alleviare il dolore. Pochi però spiegano in modo sincero cos’è la malattia, come e perché ci si ammala e soprattutto come si raggiunge la guarigione.

La guarigione è la scienza dell’amore, poiché nel suo percorso l’uomo comprende ed accetta Dio dentro di sé che agisce in armonia con le leggi universali.

Nella guarigione, il rimedio deve poter andare oltre gli effetti (sintomi) della malattia fisica con lo scopo di individuarne la causa, e per questo la fase più importante ed impegnativa di questo processo è la ricerca interiore che deve condurre al di là delle apparenze manifeste.

Al giorno d’oggi la medicina ufficiale si limita ad agire soltanto sul sintomo fisico cercando di eliminarlo in quanto coincide spesso con il dolore. Il risultato che si ottiene è esclusivamente quello di allontanare uno o più sintomi ma, non avendone eliminato la causa, il risultato ottenuto sarà solamente temporaneo e parziale; infatti la causa troverà prima o poi un’altro modo ed un altro luogo per manifestare all’esterno un disagio interiore che risiede ad un livello più profondo ed inconscio rispetto a quello fisico.

In questo meccanismo possiamo riconoscere come il corpo fisico, sostenuto dal corpo eterico, diventa il mezzo attraverso il quale i pensieri ed i sentimenti manifestano uno stato di disarmonia rispetto agli altri corpi sottili; infatti la malattia trae la sua origine proprio nei pensieri e nei sentimenti “malati”.

Allora la malattia avviene ad un livello inconscio, senza che noi ne siamo minimamente consapevoli? E, di conseguenza, la guarigione dovrebbe portare alla luce qualcosa che è nascosto dentro di noi per poterlo vedere e comprendere?

La guarigione rappresenta soltanto il risultato finale di un intero processo che porta alla dissoluzione di tutti gli errori contenuti nella nostra mente, e questo perché il corpo fisico agisce in modo sbagliato solo quando obbedisce a pensieri sbagliati. Il corpo da solo, per sua natura, non può creare, così i sintomi nascono proprio dal credere che ciò sia possibile. Soltanto la mente infatti può creare attraverso il suo strumento di apprendimento, che è appunto il corpo.

L’errore che spesso si commette è quello di sopravvalutare il corpo fisico attribuendogli dei poteri che non ha; esso rappresenta soltanto uno strumento attraverso il quale possiamo fare esperienza nel mondo materiale, e questa ci serve esclusivamente a sviluppare la consapevolezza della nostra reale natura.

La guarigione è sempre totale e non parziale, dal momento che il corpo sarà privo di guarigione fino a quando non apprenderà dalla mente che l’errore è stato corretto.

In ogni caso alcune malattie non sono mai “personali”, in quanto non create da noi a questo livello ma create dalla nostra mente ad un livello più alto e messe in atto qui in modo predeterminato; infatti nessuno sceglierebbe di avere un cancro a questo livello, così come nessun bambino deciderebbe di essere deforme a questo livello.

La guarigione richiede come atto di impegno l’assenza della paura: coloro che hanno paura non possono guarire perché nella loro mente opera il conflitto, originato a seguito di un’interpretazione distorta della “realtà”, che è stata creata inizialmente ad un livello inconscio e manifestata poi all’esterno come malattia fisica.

Questo errore di interpretazione ci rende estremamente vulnerabili poiché ci induce ad identificarci con la nostra parte limitata; ma questa è soltanto un’illusione che nasce dall’ego, il cui unico obiettivo è quello di farci percepire come vorremmo che fossimo piuttosto che come realmente siamo.

L’ego infatti simboleggia la separazione ed utilizza il conflitto come suo strumento di azione, che conduce inesorabilmente alla paura. Questo stato di essere, così come viene percepito dalla mente, rende possibile la malattia.

Al corpo, che può soltanto percepire, deve essere dunque insegnato a percepire correttamente. In altre parole il corpo è quel mezzo di comunicazione mediante il quale l’anima, cioè la nostra parte perfetta, esprime un disagio derivato da un disallineamento verticale con la propria Fonte Divina che induce ad un disorientamento e ad una confusione generalizzate.

I problemi che noi percepiamo sotto forme differenti, in realtà sono riconducibili tutti alla stessa radice: la separazione dall’Unità dalla quale proveniamo e della quale abbiamo dimenticato il ricordo della nostra Reale Identità.

La separazione ci induce a percepire tutto separato da noi stessi poiché rappresenta la causa principale che ci ha indotti alla “non accettazione” ed al “rifiuto”. In altre parole, la non accettazione ed il rifiuto sono manifestazioni della separazione attraverso i quali si auto alimenta.

Nella separazione vige la legge della “polarità”, nella quale l’Unità è stata scissa e per la quale la nostra coscienza continua a dividere tutto in due parti opposte ed antagoniste (poli). Ma le polarità rappresentano semplicemente due aspetti di una stessa realtà, cosicché non riuscendo più a coglierne l’unitarietà veniamo costretti a giudicare ed operare scelte che, a loro volta, comportano dei rifiuti.

Quindi, come opera questo meccanismo inconscio e in quale modo determina la malattia?

Il polo rifiutato non se ne va via, ma continua a vivere nell’ombra della nostra coscienza la quale manifesta se stessa attraverso la proiezione esterna; e proprio questo “esterno”, che noi abbiamo rifiutato, lo percepiamo ora come ostile e lo combattiamo perché non lo riconosciamo come parte di noi e della nostra Unità.

Ciò che abbiamo creato nella nostra coscienza come “ombra” ci rende malati; infatti nel sintomo si manifesta sempre ciò che è stato rifiutato e che ci manca per essere “sani”.

Non sono le condizioni esterne a farci ammalare, al contrario, utilizziamo tutte le possibilità esterne per metterle al servizio della malattia con la quale vogliamo esprimere un messaggio. Per questo l’essere umano è contemporaneamente vittima e protagonista della propria malattia. Per essere più chiari, non sono i batteri, i virus o qualsiasi altra condizione esterna a causare la malattia; piuttosto l’essere umano usa questi mezzi per esprimere la propria condizione di ammalato, utilizzando i sintomi come mezzo di comunicazione che, a loro volta, si manifestano analogicamente in determinati organi fisici.

Ma ciò che è realmente ammalato è la coscienza, la quale non ha ancora integrato in sé quello che in qualche altro momento ha rifiutato e dunque separato.

Per questo motivo, possiamo affermare che il sintomo è soltanto un campanello di allarme ed il dolore che si percepisce a livello fisico, in realtà risiede nella coscienza.

Tuttavia, a livello fisico, il sintomo impone sempre una riflessione che ci impegna in un processo educativo nel quale la sua comprensione ci conduce alla causa che l’ha generato e reso manifesto, permettendoci così di sviluppare un altro livello di coscienza che ci consentirà di superarlo. Se ciò non avvenisse, oppure se il sintomo venisse giudicato semplicemente come casuale, come spesso accade, e continuassimo ad opporre resistenza, le sue manifestazioni aumenterebbero di intensità seguendo un meccanismo di “escalation” finché non arriveremmo a fare una esperienza talmente forte che ci costringerà ad arrenderci. Questa resa renderà possibile una comprensione di quella che è la reale causa.

A livello energetico, ciò che abbiamo rifiutato o non accettato si manifesta, prim’ancora che come sintomo, come campo che contiene l’energia emotiva e mentale. Questo campo energetico vive e si alimenta dei pensieri e delle emozioni simili che attira come un magnete e, nello stesso tempo, crea le condizioni esterne per rendere manifesta la propria esistenza.

Soltanto attraverso l’osservazione consapevole delle manifestazioni esterne arriviamo a comprendere il messaggio intrinseco della causa che l’ha generato, dopo di che possiamo finalmente attivare il rimedio che consiste nell’accogliere ciò che era stato rifiutato nella nostra Totalità.

La guarigione rappresenta il disfacimento delle proprie illusioni, poiché tutte le manifestazioni esterne a noi quali parti integranti dell’Universo, incluso il corpo fisico, esistono solamente come apparenza e non come Realtà; ed il disfacimento delle illusioni avviene attraverso la comprensione ed il perdono.

Per uscire da questa empasse dovremmo prendere una decisione che, se espressa con convinzione e nella certezza che siamo già sani, manifesterà la guarigione semplicemente come conseguenza.

Tutto questo processo può essere reso più facile utilizzando la meditazione o la preghiera come strumenti di base, ma soltanto quando impareremo ad aprirci ed utilizzare un gesto d’amore verso noi stessi riusciremo a riconnetterci con l’Energia originaria della Fonte Divina, e grazie a Questa potremo finalmente attivare la Guarigione Totale, che ci libererà definitivamente dallo stato di illusione in cui viviamo.

Quando eliminiamo la causa, l’effetto sparirà di conseguenza!

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Informazioni sull'Autore

Fabio Amici


Sono nato il 28 settembre del 1968, sono ricercatore spirituale e sperimentatore di tecniche meditative seguendo un personale metodo di autoconoscenza che indaga i processi mentali e gli stati emozionali, utilizzando il “sentire” per raggiungere un contatto diretto con la propria divinità. Mi sono formato nei monasteri Buddhisti della scuola Zen e Therevada, ho studiato e approfondito le conoscenze sulla fisica quantistica in relazione alla spiritualità, ho studiato e praticato lo Yoga Kundalini e ho praticato la terapia della regressione nelle vite passate conseguendo l’apprendimento di un metodo di indagine per correggere gli “errori” dovuti a traumi emozionali ed alle conseguenti programmazioni mentali. Mi ispiro ai principi metafisici di “Un Corso in Miracoli” attraverso i quali propongo meditazioni con lo scopo di facilitare il riconoscimento delle cause dei disagi umani, insegnando una via di riconciliazione e di armonizzazione con il proprio Sé e con l’Universo.

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