Scritto giovedì 06 febbraio 2014

In: Ambiente e Animali | 6 Commenti

Ecologia Profonda | Ultima Chiamata

Come noto, nel 1972 uscì in italiano il rapporto “I limiti dello sviluppo” promosso dal Club di Roma, fondato da Aurelio Peccei, che non era un filosofo ambientalista, ma un dirigente italiano.

 Si noti che il rapporto del Club di Roma non è mai andato fuori da posizioni antropocentriche, non ha mai fatto considerazioni morali, pure molto importanti dato che stiamo sottraendo lo spazio vitale a tutti gli esseri senzienti (altri animali, vegetali, ecosistemi) e sostituendo in modo massiccio materia inerte a sostanza vivente. Il rapporto non è quindi basato sulle idee dell’ Ecologia Profonda. Siamo completamente entro il paradigma cartesiano-newtoniano, anche se con  approccio abbastanza sistemico, e non viene avanzato alcun dubbio  sulla visione del mondo antropocentrica, allora e tuttora imperante. In quegli anni Il punto di svolta” non era ancora iniziato, e anche oggi, se è in corso, procede con estrema lentezza. Il libro di Fritjof Capra che porta quel titolo, è uscito in italiano dieci anni dopo, nel 1984.

  Quindi c’erano tutte le premesse perché il rapporto del Club di Roma potesse essere accettato, esaminato, ascoltato senza lo sforzo di dover effettuare un cambio di paradigma o di rovesciare subito una visione del mondo: sono passati più di quaranta anni, ora è troppo tardi perché si possano evitare eventi traumatici. Così è andata a vuoto l’ultima chiamata. Allora la popolazione umana mondiale era la metà di quella attuale, e corrispondeva al massimo considerato ancora accettabile perché il pianeta possa continuare a vivere, cioè a mantenersi in situazione stazionaria: oggi ci troviamo in un transitorio, che non può durare a lungo.

  E’ comunque doveroso più che mai tentare qualcosa, informare il più possibile, ridurre le nascite e i consumi, per rendere l’evento traumatico meno grave.

  Inoltre, proprio in quegli anni è stato pubblicato l’articolo di Arne Naess “The Shallow and the Deep” che indica convenzionalmente la nascita in Occidente dell’ Ecologia Profonda: il filosofo norvegese ha introdotto idee radicali e rivoluzionarie, quasi nuove per l’Occidente e a mio avviso indispensabili per un vero cambio  di visione del mondo, cioè per una vera modifica del modo di vivere. Le sue idee riportano la nostra specie all’interno della Natura, dove doveva restare da sempre. Tutto in quegli anni. Una sintesi in italiano del pensiero di Naess si trova nel libro: Ecosofia – Ed. RED, 1994.

  Inoltre, come dettaglio significativo per l’Italia, proprio negli anni 1973-74 ci furono  le “domeniche senza macchine”. Insomma, in quei pochi anni, all’inizio degli anni Settanta del secolo scorso, c’è stata, in Italia e in tutto il mondo, l’ultima chiamata della Terra. Nessuno ha risposto.

  Dopo alcuni anni dalle domeniche senza macchine, qualche giornalista “spiritoso” scrisse che l’esperimento non fu più ripetuto, anche se i motivi ci sarebbero stati ampiamente, “perché stava per succedere una mezza rivoluzione”. Non è vero. Ricordo benissimo quelle domeniche: mio figlio, che allora aveva sette-otto anni, mi ha chiesto ancora per diverso tempo perché non c’erano più giornate belle come quelle, anche se tutte le auto in sosta occupavano comunque spazi inutilmente. In realtà le autorità industrialiste-sviluppiste si erano prese una gran paura, che la gente si accorgesse di quanto era bello un mondo senza automobili.

   Attualmente sulla Terra gli umani sono oltre sette miliardi e aumentano di 90 milioni all’anno, scompaiono 100.000 Kmq di foreste all’anno, l’anidride carbonica aumenta di 3 ppm all’anno, si estinguono 30 specie al giorno, la biodiversità si degrada a vista, il consumo di territorio fa registrare cifre vertiginose. Palesemente questi fenomeni, conseguenze inevitabili della crescita economica, non possono continuare ancora a lungo. Quindi la Natura deve cercare di guarire dal suo male, facendo terminare quella forma di pensiero  che ha invaso tutto il mondo e lo sta distruggendo. Occorre partire da altre basi, occorre abbandonare completamente: la competizione economica, la globalizzazione, la crescita, il mercato e la corsa ai consumi. E’ accettabile soltanto uno sviluppo di tipo spirituale-culturale e delle informazioni. Se invece si mantengono le premesse attuali, i problemi del mondo sono chiaramente  insolubili.

    Recentemente è uscito un libro che riporta una sintesi divulgata, rapida e sintetica della situazione, sempre senza uscire da una visione antropocentrica (Stephen Emmott – Dieci miliardi. Il mondo dei nostri figli, Feltrinelli, 2013). Come al solito, l’Autore non è un filosofo ambientalista, ma uno studioso che insegna Scienze computazionali all’Università di Oxford. La popolazione umana ha continuato a crescere anche oltre le previsioni, e continua con andamento esponenziale e un tempo di raddoppio di quaranta anni. Così Emmott ci avverte: il titolo parla di una cifra tonda, dieci miliardi, ma alla fine del secolo dovremmo scrivere 28 miliardi, perché mancano 80 anni, cioè due raddoppi, quindi quattro volte, sette per quattro fa 28, è un conto che sa fare anche un bambino di terza elementare, ma evidentemente non ne sono capaci i soloni che governano il mondo: economisti, politicanti e simili. O forse qualcuno pensa che possa vivere una Terra con 28 miliardi di umani, cioè di un Primate di 80 Kg che pretende anche di mangiare carne?

  Il libro di Emmott è fatto di tanti flash di estrema chiarezza che riportano la situazione mondiale nei vari campi e ci dicono quali disastri stanno dietro la costruzione di tanti oggetti: tutti dovrebbero leggerlo e meditarlo anche se, come dice l’Autore, nessuno farà niente. Con le cifre in gioco, i problemi del pianeta sono ormai chiaramente insolubili.

  Un collasso economico mondiale è divenuta una speranza, o comunque una necessità inevitabile. I veri catastrofisti sono coloro che pensano che ci sarà “la ripresa” e tutto andrà avanti come prima, cioè che continueremo a sottrarre spazio alla Vita e a distruggere le capacità omeostatiche della Terra, che si basano sulla biodiversità e la complessità delle relazioni fra tutte le entità interessate.

  La crescita della popolazione e del processo produrre-vendere-consumare, cioè della produzione e commercio di beni materiali, è chiaramente una grave patologia del Pianeta.

© 2014, Quantic Magazine. Vietata la riproduzione anche parziale dei testi senza l’autorizzazione della redazione. Tutti i diritti riservati.
Per eventuali richieste contattare la redazione: redazione@quanticmagazine.com. Grazie.

Informazioni sull'Autore

Guido Dalla Casa


Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

Scopri tutti gli articoli di:

Lascia un Commento