Scritto mercoledì 10 agosto 2016

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Disturbi alimentari, cosa può fare la psicologia

eating disorders

I disturbi alimentari sono spesso sottovalutati, eppure si tratta di una vera e propria patologia che può portare chi ne soffre in gravissime condizioni di salute. Per quanto riguarda i disturbi alimentari più pericolosi ed importanti, basta citare problemi quali l’anoressia, la bulimia nervosa ed i disturbi del comportamento alimentare: problemi che spingono a vivere un rapporto col cibo complesso e molto rischioso. Da questo punto di vista, l’intervento dello psicologo può sicuramente aiutare le persone affette a superare queste difficoltà con successo.

Il ruolo dello psicologo nella cura dei disturbi alimentari

La psicologia rappresenta un’ancora di salvezza per tantissimi problemi che affliggono le persone: fra questi, i disturbi relativi all’alimentazione possono essere curati grazie all’intervento di figure specializzate come gli psicologi dei disturbi alimentari. Certo, il percorso didattico per chi intende abbracciare questa disciplina non è il più semplice del mondo, visto che l’argomento richiede grande capacità e specializzazione: da questo punto di vista, il primo passo è conseguire una laurea triennale in psicologia, come ad esempio quella offerta dall’università Unicusano presso la sua facoltà di psicologia a Roma, una delle più innovative del settore. Infatti grazie alla moderna piattaforma di e-learning gli studenti possono accedere alle lezioni quando preferiscono, magari sfruttano la maggiore flessibilità svolgendo attività di volontariato presso le associazioni che si occupano di aiutare a combattere questi disturbi.

Come curare i disturbi alimentari con la psicologia

I disturbi alimentari fanno parte di quelle patologie particolarmente legate ad aspetti psicologici e, dunque, molto complesse da combattere. Parliamo di un processo di guarigione che può protrarsi per mesi, se non addirittura anni, e che necessita del supporto e dell’intervento di uno psicologo specializzato nella materia. Innanzitutto bisogna valutare le motivazioni che spingono certe persone a nutrire un’autentica ossessione verso il cibo, o a considerare il proprio peso come una maledizione, che le spinge a vedersi sempre grasse. Una volta trovato il problema, bisognerà esporlo ai pazienti e cercare di stimolarli verso il cambiamento del proprio stile di vita: è infatti assolutamente indispensabile che dal loro lato vi sia una reale volontà di guarire.

Un processo di guarigione che necessita grande attenzione

Il cibo, per i soggetti malati di disturbi alimentari, assume una rilevanza del tutto diversa da quella cui siamo abituati noi. Il motivo è legato anche ad una questione meramente fisica: tornare a mangiare di botto, oppure smettere di mangiare all’improvviso, è una soluzione davvero negativa, soprattutto per soggetti così delicati. Durante il processo di guarigione, dunque, lo psicologo ha anche l’obiettivo di risanare il rapporto col cibo dei suoi pazienti, attraverso un sapiente dosaggio degli alimenti e delle calorie, magari supportato da una particolare attività fisica sia nel caso dei bulimici, che degli anoressici.

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