Scritto martedì 11 luglio 2017

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Il Plesso Solare: 3 strategie per conoscersi e perdonare

Iniziamo dal concetto di perdono:

“Il perdono è la cessazione del sentimento di risentimento nei confronti di un’altra persona, come conseguenza, si rinuncia a ogni forma di rivalsa o di vendetta.” [definizione tratta da Wikipedia]

Se parliamo di sentimento e risentimento, ci troviamo nell’area dell’emozionalità umana e nel come essa si esprime. Provare un sentimento non è apparentemente qualche cosa che si sceglie. Il risentimento non è altro che il sentimento che ripropone se stesso perché quel registro emozionale che si è aperto non si è chiuso nel modo corretto. Per questa ragione, quel registro ritorna fino a che non si è integrato e compreso in profondità.
Fin qui tutto semplice. Che cosa ha a che vedere Human Design con tutto questo? Come può aiutarci a comprendere meglio il fatto che perdonare ha a che fare con il sentirsi emozionalmente feriti e che non è una cosa che si può fare a comando ma piuttosto…

è l’esito naturale di un processo di comprensione di ciò che ci accade attraverso l’interazione con l’altro?

Chi si aspetta di cogliere nelle prossime righe qualche ispirazione filosofica, religiosa o mistica per osservare il fenomeno del perdono o qualche nuovo mantra, non li troverà. Quello che mi piacerebbe riuscire a fare è restituire dignità a questa parola ormai abusata e spiegarla come un evento naturale che accade all’essere umano in quanto tale e che…

ha molto a che vedere con l’evoluzione intelligente della specie e con il processo di crescita dell’individuo.

Human Design aiuta in questo, a spiegare che i processi di comprensione e perciò di perdono sono diversi tanti quanti sono gli individui, che richiedono tempi e modalità diverse per realizzarsi e che il disegno ci indica la via.

Ma andiamo al dunque. Un sentito che diventa ri-sentito è una emozione vissuta da noi o addirittura da qualche nostro avo che ritorna e di cui siamo agenti manifestanti, non processata correttamente, non compresa e pertanto non integrata. Dobbiamo quindi prestare attenzione a tutto il mondo di informazioni contenuto nel centro che nel disegno è chiamato Plesso Solare, il nostro o quello dei nostri avi dai quali abbiamo ereditato ben altro di un bel gruzzoletto.
Scherzi a parte:

“Il Ri-sentito è l’espressione di una memoria, e tale memoria è rimasta rinchiusa all’interno della cellula.” [appunti dal corso Introduzione alla Psico Biologia di J. Claude Badard]

Tutte le volte che dall’esterno arriva uno stimolo adeguato, si riattiva quella memoria che è collegata a un dolore non risolto, per tutte le volte che serve, fino a che non integriamo con la nostra consapevolezza l’insegnamento che ne dobbiamo trarre.
Il dolore è importante per noi e va considerato come uno strumento per progredire ed evolvere come specie ma è uno strumento tutto sommato nuovo che dobbiamo imparare ad usare. Mi riferisco al dolore come stato interiore dell’essere dal quale osservare le cose che ci accadono, non come sciocca e inutile sofferenza.
Ognuno di noi ha accesso a tipi diversi di dolore attraverso i quali osservare gli eventi della nostra vita e perciò processarli e integrarli. Esattamente come abbiamo gli occhi verdi e i capelli biondi, così abbiamo certe predisposizioni genetiche a certe tipologie di dolore e piacere.
La lente di ingrandimento è rivolta sempre alle nostre personali attivazioni o alle aperture del disegno individuale attraverso le quale è possibile osservare tutto questo in dettaglio.
Il Plesso Solare nel nostro disegno di nascita è attivato (colorato)? E’ aperto (bianco)? Ci sono dei canali attivati (colorati)? Ci sono dei canali aperti (bianchi)? Oppure ci sono solo delle porte attivate (metà canale colorato)? Il Disegno è una mappa, un sistema visivo e logico per sintetizzare il funzionamento del Plesso Solare e quindi la modalità di vivere dolore e piacere per sperimentare la vita con la nostra bio forma.
Una volta capito come funzioniamo nello specifico, per noi sarà un po’ più semplice chiudere i registri emozionali che abbiamo aperto e comprendere le esperienze senza metterle in stand by oppure ri-sentirle (corsi e ricorsi) e quindi ultimare il processo di integrazione con il perdono che è il risultato finale della comprensione di ciò che è accaduto soprattutto grazie all’altro che ha partecipato con noi all’intero processo di apprendimento.
Una volta che l’esperienza si è conclusa, il corpo si rilassa e si assesta anche il respiro. Infatti uno dei segnali della contrazione e trattenimento emozionale è l’alterazione del respiro e di conseguenza l’irrigidimento del corpo oltre all’alterazione della circolazione sanguigna che non trasporta la giusta quantità di ossigeno al cervello, ecc.
Un’altra cosa molto interessante da osservare è che se una emozione (dolore/piacere) non viene vissuta fino in fondo, non viene elaborata oppure se è troppo intensa per noi, il cervello biologico interviene immagazzinando quella memoria in alcune aree congelandola. Lo fa per proteggerci, altrimenti saremmo bloccati in questo trip (viaggio) emozionale e altereremmo alcune importanti funzioni biologiche.
Tutto questo, però, si traduce in un nuovo comportamento: quelle aree congelate non funzionano, vengono compensate in qualche forma e cominciamo a non essere più noi e a essere schiavi di una memoria, magari nemmeno nostra. Non ci riconosciamo più e all’esterno anche gli altri avranno a che fare con una brutta copia di qualcuno e non con chi veramente siamo.
Quali sono le tre regole per accorgersi che abbiamo isolato delle memorie (sentiti emozionali)?

  

REGOLA NUMERO I: il cervello biologico non conosce che noi. 
Il corpo è strutturato per sopravvivere. Se non risolviamo un conflitto emozionale in qualche modo, agendo o comprendendolo, il cervello offre la risposta sensata per sopravvivere. Ad esempio se una bambina ha un fratellino piccolo e non integra questo cambiamento perché non lo comprende e il suo sentito viene tradotto con “adesso lui mi ruba l’amore di mia madre lo voglio far morire di fame”, avrà due soluzioni:
  1. mangia tutto lei (bulimia)
  2. si identifica con il fratellino e si lascia morire di fame (anoressia)
Quello che fa il corpo è un effetto di un sentito emozionale non risolto. Per cui una volta identificato il disagio fisico, risalire al dolore non compreso è il passo successivo da compiere, e la guarigione consiste nel riattraversare quello stesso dolore con una nuova percezione e consapevolezza (presumendo che quelle attuali siano consapevolezze e percezioni più mature rispetto a quelle in cui è accaduto l’evento che ci ha mandato in blocco).
Nel plesso solare, le attivazioni legate alle porte 39 e 55, possono provocare disturbi alimentari quando la persona non vive in modo coerente a se stessa la sua emotività. Dico “possono” perché bisogna osservare e decodificare i diversi disegni attraverso le cosiddette “aperture” o “definizioni”.

 

REGOLA NUMERO II: poiché il mio cervello non conosce che me, quando parlo dell’altro, parlo di me stesso. 
E’ un fenomeno del  riconoscimento “fuori di noi ” di quello che abbiamo “dentro di noi”. E’ molto interessante ascoltarci quando mettiamo carica emotiva mentre parliamo di qualcun altro, sia nel “bene” che nel “male”, significa che non abbiamo integrato qualche cosa a quel livello.

 

REGOLA NUMERO III: Quando giustifico qualche cosa di me stesso, giustifico il contrario di ciò che è realmente. Quando si giustifica qualche cosa, si giustifica l’inverso della realtà.
Una volta che prestiamo la giusta attenzione, possiamo cominciare ad avvicinarci al “sentire con dolore” o al “sentire con piacere” la vita in modalità più naturale, a viverli come due strumenti fondamentali per capirci e per conoscerci così poi da poter riconoscere che tipo di emozionalità abbiamo e come viverla, non subirla come vittime.

 

[Le 3 strategie sono tratte dal corso Introduzione alla Psico Biologia tenuto dal Jean Claude Badard]
Naturalmente le generalizzazioni con Human Design si escludono, perciò il prossimo articolo riguarderà un approfondimento delle sostanziali differenze che possono esserci in termini di attivazioni. Argomento molto interessante e che ci avvicina alla paura che si nasconde dietro al dolore.
Ogni porta che c’è sul Plesso Solare è l’espressione di un certa emozionalità ma è anche una porta di paura [Le 7 paure emozionali]. E come ben si sa, noi trascendiamo la paura attraverso la consapevolezza ovvero l’apertura e l’intelligenza di comprendere gli eventi che la vita ci ha riservato per nostro uso e consumo.
Se vuoi approfondire che tipo di emozionalità ti contraddistingue, visita il mio Blog e iscriviti alla mailing list periodica che invio a tutti gli iscritti.
Alla prossima!

   

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Informazioni sull'Autore

Monica Comar


Dopo la laurea in Scienze politiche ho svolto diverse mansioni in ambito amministrativo e, parallelamente a ciò è cominciato il mio percorso di studi personale e di ricerca spirituale. Le scelte che ho fatto mi hanno condotto presso un centro spirituale dove per circa dieci anni ho praticato e sperimentato tecniche meditative e di lavoro personale secondo i principi di quarta via di G J Gurdjeff e allo stesso tempo ho vissuto nel corpo i movimenti energetici grazie alle pratiche di tai chi e il chi gong. Sempre nel medesimo centro ho sperimentato diverse tipologie di meditazione per il rilassamento fisico e per la guarigione fisica e animica secondo i principi taoisti e le tecniche di lunga vita. Successivamente mi sono dedicata a forme di meditazione e visualizzazione creativa finalizzate al benessere psicofisico sulla base dei principi della psicocibernetica di base e avanzata (Maxwell Malz). In seguito ho accresciuto le mie esperienze e attraverso corsi di astrologia di base e karmica nei quali ho appreso la lettura dei temi astrologici, e karmici singoli e di coppia. Già dal 2006 i miei interessi si sono spostati sugli effetti dei blocchi psicologici sul corpo e in particolar modo nell’ambito della salute, così ho approfondito queste tematiche con seminari di biopsicosomatica (J.C. Badard). Nel 2009 ho avuto il primo incontro con Human Design System® ed ho cominciato la formazione per diventare analista secondo il programma internazionale di formazione IHDS (International Human Design School) presso Human Design Italia. Ho conseguito la qualifica di Living Design Guide per tenere i seminari pratici di applicazione del sistema e rilasciare consulenze individuali di lettura del disegno.

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