Scritto martedì 16 maggio 2017

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Distillare l’essenza del cuore del mondo. Aromaterapia e geofilosofia dell’Heartland siberiano

Siberia Altai

Un viaggio con il “distillatore della luce” Marco Pighin nella Taiga siberiana, cuore pulsante di forze vitali incontaminate, acceleratrici del destino evolutivo dell’umanità. Abbiamo incontrato Marco a Levice, nella Langa piemontese, dove ha fatto tappa con la sua conferenza itinerante dal titolo “Distillare l’essenza del cuore del mondo. Aromaterapia e geofilosofia dell’Heartland siberiano”, traghettandoci con grande sapienza, poesia e cura in un mondo magico intriso di profumi di abeti e cedri siberiani, betulle e artemisie … legna da spaccare, braci da alimentare con il fuoco letterale e metaforico della passione a meno cinquanta gradi di temperatura.

Foto Courtesy of Marco Pighin

Reporter specializzato nella documentazione dell’ex spazio sovietico, Marco ha lavorato per più di un decennio come fotogiornalista per le maggiori riviste italiane ed estere fino a che l’approdo nell’Heartland siberiano – dove vive da diversi anni – sollecita una svolta nella sua vita. La Siberia è una delle poche aree geografiche del pianeta a non aver conosciuto colonizzazioni sanguinose, guerre, inquinamento e sfruttamento industriale. Uno spazio geografico talmente sconfinato da apparire come l’ultimo rifugio veramente incontaminato del pianeta, portatore di una memoria pura che non è stata mai intaccata dalle tragedie della modernità. Secondo molte tradizioni, la Siberia centromeridionale rappresenta il “Cuore della Terra”, ovvero il centro sacrale e propulsivo della Russia-Eurasia. Inoltre, a voler misurare il centro esatto dell’Asia (continente da sempre culla di spiritualità e misticismo), come ci fa notare lo stesso Marco, geograficamente il punto ricade proprio in quest’area.

Tigre della Taiga siberiana

Tigre della Taiga siberiana

Entrando profondamente in contatto con lo spirito speciale di questo luogo connotato da un forte ruolo messianico, elevatore, rigeneratore, creativo e creatore di una nuova specie di umanità (una “speciazione” tra l’altro già in atto che se ne sia consapevoli oppure no), Marco va incontro al suo destino e lo sposa con tutto l’entusiasmo di chi sa accogliere le chiamate inequivocabili dell’anima, seppur non senza iniziali difficoltà, non ultima la costruzione della sua distilleria da solo.


Un filo d’oro comunque sembra legare la trama della sua attività: la luce. Da fotografo a distillatore. Dalla camera oscura del negativo fotografico all’estrazione degli oli essenziali, dove la cattura della luce avviene su altri livelli per così dire “invisibili”. Ma – come sottolinea Marco – in realtà “l’esoterismo non esiste, siamo noi che abbiamo perso la capacità di vedere, è tutto rivelato!

La luce che Marco distilla è lo spirito tellurico siberiano con tutta la sua forza vitale, che trasuda dagli oli essenziali e Marco lo fa con un procedimento che sposa tutta la lentezza necessaria al compimento di un rituale…  Solo questo basterebbe a conclamare la extra-ordinarietà degli oli di sua produzione. Niente a che vedere con le dinamiche accelerative di processi industriali dove vige la regola economica del “minimo sforzo massimo risultato”.  Apro subito questa parentesi, perché lo trovo uno dei passaggi più importanti, nonché poetici, della conferenza di Marco. L’uomo non è fatto per servire, ma per creare, ragion per cui la legge economica/produttiva del “minimo sforzo massimo risultato” non vale sui piani della legge spirituale/creativa: ve lo immaginate un Raffaello, un Michelangelo o un Donatello nel loro pieno estro creativo a pensare di doversi dare di meno per guadagnare di più! Creare secondo l’armonia delle leggi dell’anima implica piuttosto un grande sforzo, che poi sforzo realmente non è: è aspirazione, dedizione, totale abbandono al momento fecondo dell’Opera creativa che si sta compiendo attraverso l’Uomo e di cui l’Uomo si fa portatore morendo totalmente al suo ego e dandosi allo spirito che partecipa al compimento di ciò che attraverso di lui deve compiersi.

Siberia panorama

Foto Courtesy Marco Pighin

 

Se ti apri allo spirito, lo spirito arriva. Se ti chiudi, se ne va” ci ripete spesso Marco, e ciò che arriva dopo l’apertura non lo puoi controllare o almeno, non dovresti. Non lo puoi né sollecitare né rallentare in base a ragionamenti, calcoli di profitto, aspettative di successo o quant’altro la mente suggerisce. Puoi solo accoglierlo e alimentarlo con l’ardore della passione, della fede, dell’abbandono, dello stupore, del puro piacere di creare – tutte attitudini queste, che fanno capo al cuore. Proprio da lì inizia il patto animico e si compie qualsiasi tipo di trasmutazione. Che altro è la morte mistica se non questo? Morte ciclica come le stagioni, abisso che innalza, forza riparatrice, simboleggiata nemmeno troppo velatamente dall’elemento fuoco che arde, incenerisce e rigenera per dare spazio al nuovo. Quel fuoco che Marco e i suoi compagni di distillazione celebrano, ringraziano, “servono” in ogni minuzioso, lento e lungo passaggio che condurrà all’estrazione finale dell’essenza “risorta” degli oli. Risorta nel vero senso della parola come scoprirete continuando a leggere.

È a dir poco affascinante ascoltare le parole di Marco mentre disegna sul foglio la sagoma della sua Distillatrice paragonandola alla Levatrice che amorevolmente si prenderà cura del Nascituro –  l’olio essenziale, il Figlio – il quale, prima di giungere a compimento, perirà dapprima sotto la morsa devastante del Fuoco. Il calore, infatti, uccide l’olio essenziale e quello che viene raccolto alla prima botta è un olio essenzialmente morto “se lo annusate, sa di minestrone!” ci racconta Marco. Questo “minestrone” però, viene poi riposto in quelle che a Marco piace chiamare le Catacombe, immaginiamole pure come una sorta di cantine buie e fredde. Bene, in queste “caverne” avviene la trasmutazione, la rinascita, la resurrezione dell’olio essenziale. Dopo qualche giorno, o settimana, dipende dagli oli, l’essenza resuscita e… il minestrone diventa ambrosia. Un balsamo dalle molteplici sfumature olfattive che si porta dietro tutta la forza spirituale di un processo che emula nemmeno troppo velatamente la passione cristica e il processo alchemico.

Fuoco fiamma

È questa la luce da cui siamo partiti, il vero distillato di cui Marco si fa portatore con il suo progetto. Un progetto che è ben più complesso di quanto si possa racchiudere in poche righe e che, tuttavia, vale la pena anche solo sapere che esiste. Un progetto che, facendo appositamente leva solo sul passaparola, sta portando Marco in giro per l’Italia con uno storico di conferenze, presentazioni, workshop, crowdfunding, già arrivato a oltre 200 eventi. Un progetto che getta un ponte tra la Siberia e la nostra civiltà allo scopo di sollecitare una Consapevolezza che preme per essere accolta e si propone di farlo grazie alla “spinta” propulsiva di quel centro sacrale del mondo che ha nome Siberia.

Sappiamo quanto l’inconscio individuale e collettivo sia forgiato dallo spirito dei luoghi: immaginiamo l’intimo di un essere vivente che passa tutto il suo tempo immerso in panorami sconfinati ricoperti per la maggior parte dell’anno solo di neve, neve…  silenzio, bianco, luce riflessa, purezza, vuoto, trasparenza… A quale intimità sarà maggiormente avvezzo se non a quella dell’anima, di dio, dell’assoluto!

Siberia panorama inverno

Panorama invernale siberiano


Come in alto, così in basso” (e come dentro così fuori) – non può che finire a citare Ermete Trismegisto Marco Pighin, ma anche Tolstoj e Dostoevskij, Steiner e Dahlke (autore insieme a Thorwald Dethlefsen 
del libro “Malattia e Destino”), Carl Schmitt  con il suo “Terra e mare” (terra e mare …  due elementi, due forze naturali, due spazi vitali che determinano la vita dell’uomo…), e Zoroastro nell’apoteosi catartica del sacro fuoco quale maestro supremo che incarna il principio creatore per eccellenza. Una danza di elementi che rimbomba di archetipi e miti molto lontani, longevi, ancestrali… e che la meditazione aromatica con gli oli essenziali scaturiti dalla scintilla spirituale del genius loci siberiano, può aiutare a risvegliare, potenziando tutte le latenti facoltà di guarigione insite nel corpo-anima.
Legna fuoco

Tra gli oli essenziali che Marco produce e presenta durante le conferenze condividendo la sua pionieristica idea di commercializzazione per il breve periodo in cui rimane in Italia prima di tornare nel piccolo villaggio siberiano dove vive, due tra i più prestigiosi sono senz’altro l’abete e il cedro.
Abete siberiano

Abies Sibirica Photo by Zhongyuan Xu/Taiga Blog

L’Abies Sibirica è un abete che cresce in Siberia, raggiunge i 40 metri di altezza e sopravvive a temperature che superano i – 50 gradi. Quest’olio di altissima qualità viene distillato in una delle più pure e incontaminate regioni del pianeta, la Taiga dei monti Sayani vicino ai confini con la Mongolia. Un olio purissimo e introvabile nel mercato. La sua essenza è la perfetta sintesi delle qualità che la natura può sviluppare nel freddo più intenso: le sue qualità ci portano un calore che è passato attraverso il gelo siberiano, un calore che nasce da una profonda interiorizzazione. Ecco perché quest’olio agevola l’introspezione e il più profondo radicamento trasformando la debolezza in forza, acuendo la vista verso gli aspetti invisibili, spirituali della realtà e verso il raggiungimento della missione dell’anima narrandoci il significato occulto di “cuore del mondo”.

Taiga russa panorama

Taiga russa panorama

Il Cedro Siberiano è un pino considerato dalle popolazioni indigene la pianta più sacra e importante in quanto è un ricettore e accumulatore di forze cosmiche. Quest’olio essenziale è il più pregiato fra gli oli di pino siberiani.

Foto Courtesy of Marco Pighin

Tra le altre essenze distillate da Marco, ci sono il Pino Silvestre, la Corteccia di Betulla, l’Iperico, l’Artemisia, il Cumino Carvi-Fioiri, la Picea Obovata. Questi oli essenziali possono venire utilizzati – oltre che nelle maniere più tradizionali (con gli infusori, per massaggi etc.) – anche e soprattutto con quelle che Marco chiama “meditazioni aromatiche”. In questo modo si entra più profondamente in contatto con lo spirito dell’olio lasciando che sopraggiungano intuizioni, visioni, immagini, o tutto quello che lo spirito vorrà indicarci facilitando guarigioni spontanee là dove sia necessario. Non si tratta di panacee o di oli miracolosi beninteso. Il requisito imprescindibile per accostarsi ad essi – così come in qualsiasi dialogo con l’anima – è la Consapevolezza.  La vera medicina è questa, ritornare a dialogare con lo spirito.

 
Per contattare Marco Pighin: marcopighin@gmail.com
Marco Pighin
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Informazioni sull'Autore

Cecilia Martino


Nasco a Roma sotto il segno della Vergine. Anno 1976. Mi laureo in Lettere prima e in Filosofia dopo con una tesi dal titolo: "Poesia. Immagini dialettiche. La ricerca linguistica dell'indicibile". Approfondisco nel tempo i temi della Comunicazione linguistica e dell’Estetica coltivando, in particolare, una connaturata vocazione alla scrittura creativa e mitopoietica. Negli ultimi anni ho pubblicato 4 libri, la raccolta di poesie “illogicaMente” e alcuni saggi nella rivista di settore “Philosophema”. Studio e pratico Yoga, spiritualità e discipline orientali. Negli anni ho affrontato svariati studi di tutti gli Yoga classici, sia dal punto di vista pratico che teorico, frequentando seminari di approfondimento su Veda, Purana, Upanishad, Ayurveda, Sciamanesimo e Meditazione ad approccio Immaginale (con Diploma per Istruttori metodo IMMAN – Imaginal Mindfulness Meditation Approach Nontherapy- conseguito nel 2016). A Settembre 2016 conseguo il Diploma per Insegnanti Yoga rilasciato dalla Scuola Yoga Shanti Vidya SVYASA (Swami Vivekananda Yoga Anusandhana Samsthana) con una tesi dedicata a uno dei più grandi grandi filosofi e maestri spirituali dell’India moderna, Sri Aurobindo, infaticabile ricercatore e sopraffino poeta, nonché padre dello Yoga Integrale, uno yoga che supera lo yoga stesso in quanto vera e propria visione rivoluzionaria dell’esistenza! Professionalmente mi occupo di editoria web da oltre 10 anni, dal 2005 sono iscritta all'Ordine dei Giornalisti del Lazio, ma il mio vero Lavoro è quello della ricerca interiore messa al servizio della crescita personale e collettiva. Attualmente vivo a Torino. Ho aperto un Blog dal titolo “Il mestiere del dare” ispirato alla condivisione della Gioia, uno stato creativo dell'essere di cui tutti dovremmo essere "portatori sani". Imprese memorabili: Vivere nel mondo ma non essere del mondo Il mio motto: Io mi contraddico. Sono ampio. Contengo moltitudini (Walt Whitman) http://ilmestieredeldare.blogspot.it/

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