Scritto venerdì 17 febbraio 2017

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Igienismo Alimentare: integratori, vitalità del cibo e cibo tossico

Quali sono i cibi “morti” ovvero senza vitalità?

Nella quasi totalità sono le sostanze chimiche sintetizzate in laboratorio, a cui aggiungerei tutti i tossici già evidenziati che sono totalmente, o contengono in parte, elementi morti: sale, alcool, tabacco, additivi, etc. Anche la quasi totalità dei cibi cotti ha una vitalità molto bassa.

Da inorganico ad organico

Tutti gli esseri viventi per poter vivere hanno bisogno di uno “strumento” che trasformi le sostanze da inorganiche non digeribili → ad organiche e digeribili, che trasformi un elemento del mondo minerale inassimilabile e fermo → al mondo assimilabile e vivo.
I composti e gli ingredienti chimici di cui è composta la terra vengono trasformati dal “mondo” vegetale con il concorso di acqua, aria, temperatura e sole in sostanze assimilabili dal nostro corpo e da qualcos’altro di cui conosciamo poco.

Quindi tutti gli elementi chimici o sinteticamente preparati o “privi di vita” che ingeriamo non sono assimilabili dal nostro corpo e generano o aumentano la tossiemia, a riguardo di questo tema l’opera di Tilden in “Tossiemia” ci illumina il nostro cammino.

Gli integratori alimentari

Ho diversi dubbi quando sento parlare di necessità di integratori alimentari, non tanto perché penso che non ne abbiamo bisogno, quanto che vengano consigliati quei prodotti che sono al di fuori delle categorie alimentari che sono per noi assimilabili e che non sono compatibili positivamente con la nostra digestione. E inoltre perché questo pensiero è orientato in modo allopatico, chiunque sia il suggeritore.

E’ possibile “misurare” la nostra salute?

Quali sono le motivazioni di chi dice che siamo carenti di qualcosa? Nonostante possediamo generalmente tutti gli stessi organi, è anche vero che siamo tutti diversi: io ho un fegato come anche tu lo possiedi, però il mio è diverso dal tuo e i nostri parametri funzionali di equilibrio possono essere diversi.

I dubbi che sorgono quando sento parlare di analisi sono generati dal perché vengono fatte queste analisi. E soprattutto come vengono organizzati i dati risultanti e come vengono fissati i parametri di range a cui si fa riferimento per poi solitamente utilizzarli per promuovere un prodotto farmacologico?
Come possiamo pensare che siamo tutti uguali e che tutti abbiamo range di equilibrio identici, considerando i miliardi di persone che esistono sulla terra?

Un esempio
Vi faccio un esempio personale: le mie transaminasi, quando venivano misurate, facevano sobbalzare i controllori post analisi tanto che se non li avvertivo che erano fuori range al momento del prelievo, generavano una allerta rossa tale che mi telefonavano a qualsiasi ora per farmi andare subito nei loro laboratori per ripetere le analisi.

Probabilmente sono poco comuni i miei valori delle transaminasi, ma non ho mai sviluppato quello che paventavano i clinici di questi laboratori, quindi come spiegare questo caso? Che Forse ognuno di noi è diverso dall’altro?

Ripeto, chi ha deciso e in base a quale ragionamento si è stabilito un range di valori cosiddetti, normali?

Domandiamocelo seriamente: i valori sono stati forse elaborati su studi statistici? E queste statistiche che cosa hanno preso in considerazione? Di quale entità è stato il numero dei soggetti presi? Qualche migliaio? E bastano poche migliaia di persone a determinare che tutte le altre persone devono rientrare in questi range di valori? E quali furono i dati presi in esame ovvero si sono prese delle persone con sintomatologie che ne facevano presupporre che essi soffrissero di una patologia? O persone che non avevano sintomatologie?
Ma se la sintomatologia secondo gli igienisti è solo un reazione del corpo ad una vasta intossicazione e ad uno scarso adattamento dello stesso a quella contaminazione che senso avrebbe prenderla in considerazione?

Se le cause intrinseche della intossicazione sono diverse per ognuno, visto che siamo esseri simili, ma in sé originali e non uguali, con differenti origini familiari e differenti stili di vita, non c’e qualcosa che stride in tutti questi assunti o parametri presi in considerazione? In questa massificazione di risultati ed elementi raccolti e poi riferiti ad una persona singola?

La scientificità non è la verità: è un dato preso con il beneficio del dubbio, e diviene di uso comune perché è facile e predigerito, perché non dobbiamo pensare e non dobbiamo cambiare stile di vita per assumere il rimedio.

Quindi chi può dire che ho un valore scarso di vitamina B12 e in base a cosa lo dice? E poi, in base a questo assunto si prescrive un integratore inorganico, non si può assimilare, per compensare il supposto valore basso? E se le analisi del sangue non rientrano nel range di riferimento vuole proprio dire che ne siamo carenti?

Non sto parlando di situazioni a rischio vita come ad esempio nel caso di stati diabetici dove questa indicazione può rivelarci uno stato davvero alterato e pericoloso.

Come possiamo misurare, noi stessi, la nostra vitalità?

Io penso che siamo ben “nutriti” se: siamo allegri, positivi, se affrontiamo i momenti di stress con sufficiente positività, se riusciamo a rilassarci e a dormire bene, se siamo lucidi mentalmente, se riusciamo a mantenere la calma in situazioni difficili.

Se il nostro rapporto con il cibo è equilibrato, se dopo avere mangiato siamo soddisfatti e non ci sentiamo in cerca di “qualcosa” nella dispensa o nel supermercato come secondo me avviene quando siamo nello stato del non essere “nutriti” a sufficienza, capita senza avere ben chiaro cos’è quella sensazione di mancanza che ci rende irrequieti e ci induce a correre a riempirci di qualcosa di saporito di solito dolce o salato, e durante la quale magari siamo irritabili.

Posso considerare che “l’essere nutriti” è uno stato armonico della salute dove il piano alimentare è bilanciato a seconda del momento vissuto ma anche uno stato di stabilità emotiva e che facilita un equilibrio mentale.

Leggi anche: “Quella Voglia di…è fame o appetito?”

Lo stile di vita influisce sulle nostre necessità alimentari

La vita che conduciamo, per essere sostenuta e promossa, necessita l’assunzione di una serie di componenti utili al nostro equilibrio chimico biologico, ovvero di nutrienti.

Se io vivo in campagna all’aria aperta dove respiro aria pulita, se posso riposare nel silenzio, lavorare secondo i miei ritmi biologici, facendo una attività fisica che mi consente di potermi fermare quando sono stanco o ne ho voglia, fare pipi nell’erba quando mi comoda ammirando un panorama naturale, e per raccogliere i miei alimenti quotidiani vado nel terreno che coltivo in modo naturale e secondo la mia necessità, mi domando: avrò le stesse esigenze se io vivo in città?

Nel rumore del traffico, respirando l’aria che esiste lì, facendo un orario di lavoro fisso, con regole da rispettare, che magari non ho scelto ma subisco?

Se per questioni di tempo devo acquistare cibo che è stato raccolto da altri, magari non proprio coltivato come vorrei, forse non proprio maturo, e se per lavoro o diletto sono impegnato per ore nell’uso di apparecchi elettromagnetici, totalmente assorto dalle rapide immagini di uno schermo e magari immerso per tutto il giorno in un campo Wi Fi?

Mi sono spesso domandato se a stimoli diversi corrispondono consumi diversi di elementi necessari alla nostra vita, me lo chiedevo soprattutto dopo certe arrabbiature o stress perché successivamente mi prendeva una sorta di depressione fisica, come se mi mancasse qualcosa, cosa che non succede dopo giornate intense di lavoro fisico nell’orto.
Quindi il pensiero dovrebbe essere non solo rivolto alle necessità chimiche che indicano necessarie al nostro fabbisogno quotidiano, ma anche rivolto alle attività che svolgiamo e dove le svolgiamo?

Quindi come faccio a capire di che cosa ho bisogno?

Il mezzo che scelgo sempre è il mio corpo, e le sensazioni che mi invia, solo lui mi può dire che gli sta mancando qualcosa e senza andare a guardare tabelle nutrizioniste. Mi riferisco a tutti quei contributi che indicano che un elemento contenuto in un prodotto curi una infermità o soddisfi una carenza, semmai è l’insieme di più elementi che sono contenuti in una grande varietà di alimenti che può soddisfare il nostro fabbisogno con il sostegno di uno stile di vita equilibrato e compatibile.
Le domande che qui pongo sono solo frutto delle mie esperienze e non sono da interpretarsi come una critica al modo di vita di chi legge. Ritengo che ognuno cammini sui propri passi ed abbia una sua ragione valida per farlo.

I componenti dei cibi

Sapere che attraverso le analisi si rilevano i contenuti di un frutto mi permette poi di generalizzare il dato? Faccio un esempio: se io prendo una mela Golden del Trentino, le analisi mi permettono di dire che tutte le mele Golden contengono le stesse qualità di componenti e nei medesimi quantitativi? E magari lo estendo a tutte le varietà di mele del mondo esistenti, e per non farmi mancare nulla anche quelle che sono cresciute a tutt’altre latitudini e ad altre altitudini? E poi i dati presi in esame a quale anno risalgono? Alcune analisi fanno riferimento a dati rilevati 50 anni fa. Capite cosa si cerca di fare con una analisi?
Io credo sia sensato porre queste domande, salvo che invece che preferiamo accogliere idee e contenuti predigeriti.

Chi fosse interessato ad approfondire, il tema del dubbio sulla infallibilità della scientificità, può consultare il libro “7 esperimenti per cambiare il mondo” di Rupert Sheldrake nella 3a parte del libro dalla pag 145 trova alcune informazioni sulla questione e la relativa bibliografia.

Abbandoniamo questo tipo di pensiero allopatico e accogliamo invece il fatto che dobbiamo assumere cibo buono, fresco, salubre, coltivato con metodi biologici, variato e in quantità sufficiente e non eccessiva, crudo per quello che possiamo e tolleriamo.

La tolleranza al cibo crudo è soggetta alle nostre credenze e all’abitudine di essere impiegato nella nostra dieta quotidiana, poco a poco introducendolo il nostro corpo lo tollera sempre meglio e si adatta alla sua digestione.

Una proposta per provare

1. Frutta frutta frutta, fresca di stagione matura e con aggiunta se si vuole di frutta essiccata, consiglio datteri e fichi secchi perché sono i più reperibili senza additivi. Nella quantità necessaria: se si eccede, o la si introduce tra un pasto e l’altro la formazione di una fermentazione eccessiva si farà sentire.
2. Un po di verdura, possibilmente cruda, ricordandoci che non siamo erbivori e quindi una quantità eccessiva nell’assunzione dei vegetali può provocare problematiche simili alla assunzione eccessiva di frutta, data dalla complicanza di contenere molta fibra.
3. I grassi sono importanti. Li troviamo nei cibi come l’avocado e le olive facendo attenzione che quelle normalmente sono in commercio che contengono sale, i grassi sono contenuti anche in altri alimenti come nella grande famiglia delle “noci”. Se assumeremo quantità insufficienti di grassi proveremo appetiti ripetuti. Gli oli che si usano come condimento in quantità modeste possono apportare elementi utili ma in quantità superiori generano un effetto di demineralizzazione e quindi se proprio desideriamo usarli facciamolo con parsimonia. Questi nutrienti soprattutto nelle persone magre e vegane li ritengo come fondamentali nella conservazione dell’equilibrio salutare.
4. Di proteine consiglio di assumerne poche, e sono contenute nelle “noci” intesa come famiglia di frutti, che contengono anche oli. Le proteine sono anche già contenute in molti altri alimenti che assumiamo e in quantità più assimilabili che non negli alimenti concentrati. Noi abbiamo difficoltà a digerire alimenti concentrati, digeriamo meglio gli alimenti a bassa concentrazione che contengono liquidi che ne favoriscono la digestione, l’idrolisi è fondamentale per la nostra digestione.
5. E poi due apporti da assumere se ne sentiamo il bisogno, alternandoli comunque la sera: quello di bere dei brodi di foglie verdi secondo la nostra necessità (mettere molte foglie verdi in una pentola con acqua fredda e portare a bollore qualche minuto spegnere al colorarsi dell’acqua e lasciare intiepidire) o un bicchiere di acqua calda a cui abbiamo aggiunto melassa di canna da zucchero e se si vuole un po di Panela.

Inoltre, il rispetto del digiuno notturno e mattiniero (16/17 ore di digiuno a sola acqua se necessaria) dell’ igienismo alimentare,  dalla cena alle 12 del giorno successivo e/o più ore, per me è fondamentale, e interrompendo il “digiuno mitigato” sempre con un unico pasto di frutta del giorno, consiglio di consumare la frutta in un solo pasto e non introdurla altre volte nella giornata.

Lo stile di vita

L’unica soluzione salutare che sia efficace e duratura è osservare uno stile di vita equilibrato e in armonia con noi stessi, i rimedi allontanano il momento in cui potremmo incontrare l’equilibrio fisico e mentale della salute. La paura che può essere presente in noi è alimentata da una politica indirizzata a farci sentire deboli ed indifesi oltre che ammalati, ma il nostro corpo è quasi perfetto e sa fare il suo lavoro bene, molto bene!

Diamogli fiducia e senza cercare di porre rimedi poco utili e dannosi mettendolo nella condizione a lui naturale con uno stile di vita consono alle sue necessità. Uno stile di vita non si cambia in un giorno e da un giorno all’altro, è un percorso (sia che osserviamo un regime onnariano*, vegetariano, vegano o fruttariano) che può durare 2 o 3 anni.

(*Omnariano è un termine più corretto per definire chi si ciba di quasi tutto quello che può introdurre nell’apparato digestivo ma non possiede il corpo e un apparato digestivo adatto come lo possiede un onnivoro, è sufficiente comparare il corpo e l’apparato digestivo di un cane con il nostro. Vedi la tabella comparativa )

L’alimentazione naturale, igienista, è un primo scalino coerente alle leggi naturali che governano il mondo fisico, e osservando i principi igienisti di una alimentazione adatta al nostro corpo, il conto sarà di ottenere uno stato di salute adeguato ad una vita sana e felice, centrata in quello che siamo.

Cambiate l’alimentazione e cambierete non solo voi stessi ma anche il mondo che ci circonda!

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Informazioni sull'Autore

Marco Lo Bianco


Marco Lo Bianco
 
Igienismo

Ex nuotatore e giocatore di pallanuoto a livello agonistico, si avvicina all’igienismo alla fine degli anni ottanta per risolvere seri problemi di salute.
Incoraggiato dagli ottimi risultati ottenuti su di sé, approfondisce lo studio della scienza igienista fino all’incontro decisivo con il medico francese Albert Mosséri con cui comincia a collaborare tenendo conferenze per l’Italia, fornendo consulenze e seguendo numerosi digiuni. Negli anni seguenti conosce altri importanti igienisti come Michele Manca e collabora con il Prof. Desire Merien per il quale cura la traduzione di diversi testi inediti in lingua spagnola e italiana.
Nel 2014 si trasferisce sull’isola di Gran Canaria dove avvia un piccolo centro di consulenza igienista e di assistenza ai digiuni terapeutici.
 

Programmazione Neuro Linguistica

Nel 1995 consegue il Master in PNL presso Istituto Italiano PNL Meta di Gianni Fortunato, considerato come uno dei padri della PNL Europea e il fondatore della PNL Italiana.
 

Agricoltura Naturale

Da sempre interessato all’agricoltura naturale, nel 2009 collabora con Panayotis Manikis, stretto collaboratore di Masanobu Fukuoka padre dell’Agricoltura Naturale, alla fondazione del Centro di formazione Agricoltura Naturale a Edessa (Grecia). Al rientro in Italia decide di applicare questo metodo nei suoi campi e di promuoverne la conoscenza attraverso il sito www.agricolturanaturale.it.
 
Antiginnastica

Nel 2013 consegue il diploma in Esperto di Antiginnastica, una pratica che permette di ritrovare la mobilità e la vitalità dei muscoli e una maggiore consapevolezza del proprio corpo.



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