Scritto venerdì 18 aprile 2014

Perché Diventare Vegani?

È una domanda che si sente spesso. Perché diventare vegani?
In un mondo dove l’uso di latticini, carne e derivati animali di ogni tipo vengono somministrati come fosse un “bene” per la salute, è legittimo che molta gente si chieda il perché di una scelta che a primo acchito può sembrare estrema.
Tuttavia, se si tratta di una scelta fatta di pancia e non suggerita, o ancora peggio, perché è di moda, allora diventa una scelta consapevole e non “estrema”.
Come tutte le scelte, si tratta di qualcosa che deve originare dal profondo della nostra anima, quando sentiamo quel click che ci apre a un mondo di consapevolezza. Un po’ come quando un bambino impara a camminare, si tratta di un cambiamento del tutto naturale e conseguente alla crescita. Mentre gran parte della massa accetta di buon grado il vegetarianesimo perché direttamente legato al rifiuto di ingerire corpi animali, il veganesimo è ancora considerato di “nicchia” poiché non si pensa allo sfruttamento animale che c’è dietro la produzione del latte e di tutti i suoi derivati (spesso usati in polvere in alimenti non sospetti per abbassare il costo di produzione).
Allora perché diventare vegani?

La prima risposta affonda le radici nell’antispecismo: il fatto di porsi sullo stesso piano degli animali, come esseri senzienti e con  gli stessi diritti dell’animale essere umano di condividere il pianeta Terra.  Il veganesimo quindi è in primis una scelta etica, di rispetto di ogni forma di vita, animale e umana. Solo in secondo luogo è una scelta alimentare.  L’alimentazione priva di elementi di orgine animale è una conseguenza  diretta dell’antispecismo. Come anche non usare abiti o scarpe in pelle, o di lana, ad esempio, o rifiutarsi di utilizzare cosmetici o detergenti per la pulizia personale o della casa che abbiano provocato “sfruttamento” o “sofferenza” ad un essere vivente.

La seconda risposta è perché noi esseri umani non abbiamo bisogno di ingerire prodotti di derivazione animale per sopravvivere. È utile ricordare che diventiamo ciò che mangiamo, dunque, a livello energetico gli onnivori ingeriscono corpi di animali morti spesso in circostanze atroci, o prodotti derivati dallo sfruttamento sfrenato e irrispettoso di esseri che hanno lo stesso nostro diritto di condividere Madre Terra.

Anatomicamente, il nostro apparato intestinale e la conformazione della nostra bocca e dei denti, suggerisce la sua natura frugivora; sebbene molti medici asseriscano che un essere umano possa mangiare di tutto e anche vivere senza qualcosa (senza verdura, o senza carme) sta diventando socialmente accettato e anche “consigliato” dalla comunità medica ridurre o eliminare gli ingredienti di origine animale, soprattutto a livello preventivo.  E ormai opinione diffusa che molte malattie, come cancro, e cardiovascolari come ictus e infarti, siano in gran parte riconducibili ad una alimentazione prevalentemente composta da alimenti di origine animale.

Oggi possiamo fare a meno della carne, del latte e dei suoi derivati, ci sono decine di alternative e sopratutto le cosiddette “proteine nobili” possono essere tranquillamente sostituite dagli altrettanto nobili “legumi”, antica tradizione e prestigio italiano che negli ultimi anni sono stati soppiantati da un uso spropositato dei formaggi. E’ molto raro trovare in un ristorante piatti a base di legumi. Invece sono altamente versatili, si possono creare tante ricette diverse, dall’hamburger di legumi, alla minestra, alla polpette, alle creme, a magnifiche torte salate, etc.

Il latte e i formaggi sono indicati per la nostra alimentazione?  Facciamo un ragionamento: siamo gli unici mammiferi che continuano a bere latte ( e nemmeno il nostro ma quello di altri mammiferi come mucche o capre) dopo lo svezzamento. Ogni volta che mangiamo un qualsiasi tipo di latticino, il nostro apparato viene posto sotto sforzo immane per digerirlo, e non c’è da meravigliarsi se un’altissima percentuale di onnivori sviluppa intolleranze al latte e ai suoi derivati.

Un altro punto fondamentale da non sottovalutare è lo sfruttamento del pianeta. La porzione di terreno che oggi serve per sfamare un onnivoro basterebbe a sfamare venti vegani. Ogni ettaro destinato all’allevamento bovino produce 66 kg di proteine, mentre lo stesso ettaro svilupperebbe 1868 kg di proteine se venisse destinato alla coltivazione di soia, ad esempio. Di conseguenza, si sfrutterebbe meno terreno e quindi si ridurrebbe di molto la deforestazione.

In un momento storico dove ci si focalizza ogni giorno sulle risorse del pianeta e sull’importanza di tenere sotto controllo gli sprechi, è importante ricordare che mangiare e vivere vegan significa consumare meno farmaci, meno energia elettrica, meno acqua, meno pesticidi. Significa rispettare i nostri fratelli animali, tutti, non solo il nostro cane o il nostro gatto.

In questo Speciale Alimentazione verranno approfonditi molti punti riguardanti l’alimentazione vegetale nella sua più ampia accezione: vegana – crudista – fruttariana.

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