Scritto mercoledì 20 marzo 2013

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Il Flusso di Energia in Olodanza

(di Romano Sartori http://www.olodanza.it)

Nella nostra vita quotidiana ricorriamo in modo massiccio al pensiero per gestire i nostri problemi.

A volte però riusciamo a toccare degli stati interiori particolari durante i quali sentiamo che i discorsi interni vanno in secondo piano e siamo di fronte alla “saggezza” del nostro organismo inteso come totalità. Sentiamo che ci sono come delle porte che si spalancano, dei modi di vedere e sentire, che non sono il risultato di un’attività razionale, ma piuttosto il risultato di un’intuizione, di una partecipazione immediata alla vita.

In Olodanza favoriamo queste esperienza intense e accediamo a conoscenze, a percezioni che nella quotidianità non sono normalmente accessibili. E questo accade perché utilizziamo diversi fattori che di solito non vengono valorizzati. Per così dire “scendiamo” nel nostro organismo globale per vedere che cosa ha da dirci, come ci può aiutare a trovare il nostro meglio.

Una risorsa fondamentale del nostro organismo è l’energia vitale nelle sue varie modalità.

Semplicità in Cammino

Una modalità energetica importante è quella di “radicarsi”, sentire il proprio peso corporeo, il rapporto con la terra, la propria radicale fisicità. Qui non si tratta tanto di rilassamento, che è uno stadio non iniziale – riuscire a rilassarsi completamente non è il punto di partenza, anche se quando ci si rilassa ci si sente in una posizione primaria – quanto quello di ascoltare le proprie sensazioni elementari. Come quelle che si sviluppano facendo attenzione al cammino e godendo del ritmo dei propri passi. Quasi ogni lezione comincia camminando, e credo che nessun altro metodo abbia tanto approfondito gli aspetti energetico, sensibile e anche poetico del camminare.

Si tratta di sentire veramente il ritmo del proprio passo e trarne godimento.

E’ caratteristica di tutti i nostri esercizi farci entrare tanto in ciò che stiamo sperimentando da trarne il massimo piacere; con ciò dimostrando a noi stessi l’importanza di quello che stiamo facendo. Proviamo invece malessere quando sentiamo la nostra coscienza staccata, separata, dal corpo che la custodisce, in cui è come incastrata. Quando noi, durante il cammino, “scendiamo” nel nostro corpo, sentiamo che la parte mentale del nostro organismo si “distende”, esce dalla complicazione. Non soltanto sentiamo un giovamento nel ritmo corporeo, ma anche nella semplificazione del sentire e del pensare. Un po’ tutto il percorso dell’Olodanza è fatto della “visitazione” di diversi stati essenziali. Il risultato finale di questo lavoro è un senso di integrazione complessiva.

La differenza tra la nostra camminata e una normale passeggiata è nell’attenzione, perché nella passeggiata c’è sicuramente il piacere e il ritmo corporeo ma c’è anche un divagare con i pensieri, con i ricordi, con i progetti o con l’osservazione di quello che ci circonda. Qui invece l’elemento fondamentale su cui si lavora è la rilassata adesione della mente al movimento, a ciò che accade. Non stiamo andando da qualche parte, non pensiamo che il momento successivo sia migliore di quello che stiamo vivendo adesso; anzi, è proprio il contrario: quello che stiamo vivendo adesso viene sentito come interezza.

Accelerare per Mobilizzare

Sappiamo che c’è una relazione stretta tra corpo e stato emozionale. Quando siamo stanchi, privi di forze, questo si associa ad uno stato d’animo spento, tendente alla malinconia. Ora, è vero che quando esperienza psichica ci fa star bene anche il nostro corpo diventa più vivace, ma è vero anche l’opposto: se noi, partendo da una condizione non brillante, agiamo sul corpo, il miglioramento di tono vitale del corpo si può trasferire sullo stato d’animo. Con la mobilizzazione energetica partiamo dalla modificazione dello stato fisico per indurre una modificazione psichica

Gli studi della bioenergetica, in particolare quelli di Alexander Lowen, hanno evidenziato che quando una persona soffre tende a diminuire la propria sensibilità perché la sofferenza non si prolunghi e perché non si ripetano situazioni simili a quelle che l’hanno inizialmente provocata. Perciò la sofferenza ha come conseguenza una reazione spontanea dell’organismo, che è quella di mettere la sordina alla propria vitalità e la propria sensibilità. Un corpo poco vitale è anche un corpo poco sensibile, e un corpo poco sensibile soffre di meno. Questa è una situazione che può diventare cronica e possiamo inconsapevolmente entrare in uno stato di ipo-attività, di ipo-tensione, di scarsa sensibilità, e quindi perdere la capacità di essere connessi con la bellezza, con gli stimoli gradevoli, con le sensazioni nuove.

Quindi è saggio potersi chiudere all’occorrenza, in caso di situazioni aggressive dall’esterno, ma anche aprirsi quando queste situazioni aggressive non ci sono e anzi c’è la possibilità di gratificarsi. Dobbiamo saperci chiudere e saperci aprire. Crescendo oltre la giovinezza c’è il rischio di individuare uno stato medio, sopportabile e di attenersi al minimo vitale; saltano agli occhi come eccezioni e come modelli quelle persone che nel passare degli anni sanno rimanere vitali, fresche, comunicative, interessate alla vita.

In olodanza ci sono momenti di mobilizzazione energetica in cui aumentiamo la vivacità dell’energia, per esempio con sbadigli, stiramenti, pestamenti, corse spostandosi o sul posto, scotimenti del corpo più o meno vivaci, movimenti di scarica slanciando di scatto verso il basso le mani, respirazioni veloci, quasi sempre sostenuti da musica che rispetto alla scansione media dei sessanta battiti al minuto, crea un’accelerazione, dà come uno stimolo di eccezionalità a quello che stiamo vivendo.

Respiro Forte

Forse niente come il respiro forte, più o meno profondo e veloce (che l’Olodanza spesso propone facilitato con movimenti delle braccia – allontanando le mani dal corpo durante l’espirazione e riavvicinandole durante l’inspirazione) ci aiuta ad alleggerirci di pesi e fatiche e ci porta nella dimensione dell’essere vivi, attivi, disponibili. È uno dei poli della nostra pratica che è utile toccare per dare alla nostra tavolozza personale colori più vivi.

Esempi di respirazioni “olodanziche”:

Le seguenti respirazioni sono da ripetere diverse volte, finché il loro valore è ben maturato e il corpo intensamente coinvolto. Le inspirazioni avvengono attraverso il naso e le espirazioni attraverso la bocca.

1) La dispersione. Respirazioni con espirazioni lente, con movimento delle mani verso l’esterno/alto a significare la diffusione illimitata, la dispersione nello spazio dell’aria viziata che esce dal corpo: è il lasciar andare, in senso fisico e psicologico.

2) L’imperatore. Inspiriamo portando le mani al petto; espiriamo portando le mani e le braccia in avanti/fuori emettendo col respiro “il potere dell’imperatore verso il suo impero, quindi ad una grandissima distanza”.

3) La freccia. Portiamo le mani giunte vicino alla gola inspirando; espiriamo rapidamente protendendo le mani, sempre unite, in avanti. Stiamo imitando col gesto una freccia che viene scoccata. Dà un senso di decisione ed efficacia.

4) Respiracielo. Inspiriamo mandando le mani giunte verso l’alto, espiriamo allargando mani e facendole scendere lateralmente. È come un rito di ricarica attraverso il respiro.

5) Scarica giù. Scarica le mani slanciandole ripetutamente verso il basso con sbuffi.

L’armonia parte dal risveglio della bioenergia, dall’intensificazione della vitalità per sfociare nell’elemento spirituale; riusciamo, sulla base dell’esperienza fisica, attraverso momenti di sensibilità, espressione, condivisione, a raggiungere una percezione della permanenza e sovranità dello spirito, con un senso di libertà e non condizionamento.

Vedremo nei futuri articoli i passaggi da noi individuati come necessari.

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