Scritto lunedì 26 ottobre 2015

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Circolazione: dalla proteina C allo yoga

yogaC

La proteina C reattiva (PCR) è una proteina sintetizzata dal fegato e dagli adipociti. Anche detta proteina alfaglobulina, si tratta di una proteina che aumenta la sua concentrazione ematica nella fase acuta di alcune patologie, nei processi infiammatori in corso nell’organismo, oppure dopo alcune operazioni chirurgiche. Più generalmente parlando, i livelli della proteina C reattiva possono raggiungere nel giro di poche ore valori centinaia di volte superiori a quelli normali dopo un evento acuto subito dall’organismo.

Questo avviene in risposta a una grande varietà di stimoli e situazioni, che possono essere anche molto diversi tra loro. Tra le altre, oltre a quelle illustrate, ci sono anche le infezioni di origine batterica o virale, l’infarto miocardico, le neoplasie maligne, i reumatismi articolari acuti, gli ascessi, le peritoniti, il lupus eritromatoso sistematico e il morbo di Crohn. Tutte patologie ed eventi che pongono l’organismo sotto una forte dose di stress e di infiammazione. Livelli molto alti di questa sostanza servono quindi da campanello d’allarme in merito e possono essere anche molto utili nel fornire informazioni sull’origine del processo patologico.

L’aumento sierico della proteina C reattiva, quindi, contribuisce all’immunità innata o aspecifica, attivando di conseguenza complementi e accelerazione della fagocitosi. Il tutto, come si può dedurre, consiste in un meccanismo di autodifesa dell’organismo nei confronti delle sopraccitate patologie ed eventi morbosi.

L’importanza della sua misurazione dipende dalla natura della malattia manifestata dal paziente, ossia se essa è definitiva o meno. In quest’ultimo caso, l’estrema variabilità delle condizioni a cui la proteina C reattiva si associa, il suo dosaggio sierico perde di valore diagnostico, rendendo superfluo il suo misuramento.

Se invece si tratta di una condizione patologica o morbosa definitiva, monitorare il dosaggio della proteina C reattiva diventa molto importante, perché fornisce informazioni utili sullo stadio della malattia e sull’efficacia dei vari trattamenti che un paziente subisce. Riscontrare quindi una considerevole diminuzione del tasso ematico di proteina C definitiva dopo un trattamento è indice molto importante di efficacia terapeutica.

È comunque da tenere a mente che i livelli di proteina C reattiva non sono indicativi in maniera specifica per la diagnosi di una malattia, ma sono solo utili a valutarne la gravità e l’evoluzione una volta che tale malattia è già stata diagnosticata, soprattutto durante il percorso di trattamento.

Se però i livelli basali di proteina C reattiva sono fin troppo elevati, c’è un maggior rischio di coronaropatie ed infarto miocardico. Dunque i valori di questa proteina sono importanti non solo durante una patologia o uno stato morboso, ma anche quando si parla di persone sane, in quanto possono dimostrare il rischio di altri tipi di patologie, soprattutto quando si parla di sistema cardiovascolare.

A tal proposito, l’utilizzo di statine, ovvero farmaci efficaci per ridurre la colesterolemia totale e LDL, incentiva una diminuzione dei livelli basali di proteina C reattiva, suggerendone un potenziale impiego nel controllo del rischio cardiovascolare nei pazienti con elevati livelli basali di proteina C reattiva.

Un altro modo per aiutare la stabilità dei livelli di proteina C reattiva nel sangue e il conseguente buon funzionamento dell’organismo nel suo insieme, grazie ad un equilibrio generale e un’armonia tra corpo e mente, è una pratica costante dello yoga.

Anche solo dieci minuti al giorno di questa meravigliosa e portentosa disciplina possono aiutare a migliorare e tenere in buon equilibrio le condizioni fisiche e mentali.

Riuscire quindi a inserirlo nella propria routine quotidiana è molto importante e, per quanto un po’ difficile all’inizio a causa delle tante abitudini sbagliate che abbiamo, può finire per essere la scelta migliore che potevamo prendere.

Il primo step è quello di avere sempre a portata di mano l’attrezzatura necessaria. È un’attrezzatura molto semplice, formata da un comodo abbigliamento da ginnastica, possibilmente aderente, e un tappetino. Una coperta e un cuscino anche possono tornare molto utili, come anche dei blocchetti da yoga, che possono servire per il raggiungimento di determinate posizioni, o anche per stare comodamente seduti quando si hanno problemi di schiena.

A questo punto, non resta che decidere dove e quanto a lungo praticare questa disciplina. Dunque stabilite dei giorni e degli orari fissi, che siano immutabili e che vi riprometterete di rispettare a tutti i costi, come fossero un lavoro, o un appuntamento dal medico.

Non c’è un orario ideale, ma è comunque consigliabile darsi un’ora fissa durante la giornata, che sia sempre quella, così da darvi un ritmo e una regolarità. La durata è a proprio piacimento: da pochi saluti al sole, per risvegliare l’energia e aprire i canali, fino a una sessione completa di 90 minuti. Si varia soprattutto in base al livello e alle esigenze. La cosa fondamentale è che quei minuti, pochi o tanti, siano realmente dedicati a voi stessi. Spegnere i cellulari ed evitare che chiunque o qualunque cosa possa interferire è assolutamente fondamentale per una buona riuscita della propria disciplina, che non deve essere interrotta da fattori esterni e distraenti.

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