Scritto giovedì 27 marzo 2014

In: Ambiente e Animali | Nessun Commento

L’ etica della Terra e l’uomo come “animale”.

Oggi sappiamo che cosa è l’uomo: è un animale, fa parte dei cicli naturali, si nutre, si sviluppa, si riproduce e muore come tutti i mammiferi. Anche il suo comportamento è riconducibile a quello degli altri animali più simili.

Nella cultura occidentale, e quindi ormai in tutto il mondo, ancora oggi la nostra specie non è di fatto considerata una parte della Biosfera, ma come un elemento esterno rispetto al quale si misura ogni valore. Ora invece sappiamo che l’uomo non è nella posizione di “abitante di una casa”, ma è come un gruppo di cellule di un Organismo, da cui dipende totalmente. Infatti l’ecosistema globale è un Organismo: questa posizione della nostra specie deve ancora essere recepita dalle correnti filosofiche occidentali, oltre che da tutte le istituzioni.

La percezione dell’appartenenza della nostra specie alla Natura avrebbe dovuto essere accolta con grande serenità: era come liberarsi da un peso inutile. Invece non è stato così, o forse non ancora: nel linguaggio corrente, nell’etica, nel diritto, l’uomo è ancora considerato in contrapposizione con l’idea di animale.

La posizione “esterna” dell’uomo, ormai esportata in tutto il mondo, è il sottofondo di pensiero che ha provocato i grossi guai in cui ci troviamo.

Considerare l’uomo al di sopra o al di fuori dell’Ecosistema ha causato anche il drammatico aumento di popolazione umana, il primato dell’economia e la spaventosa crescita dei consumi che hanno caratterizzato gli ultimi due secoli.

I guai vengono soprattutto dal primato del sistema economico, cioè il processo di produrre-vendere-consumare, che si può ricondurre ad un’unica variabile, il denaro. Inoltre preleva risorse e produce rifiuti.

Il sottosistema economico non può funzionare in un sistema complesso e stazionario come la Biosfera, che dipende da un gran numero di variabili. In sostanza il processo economico impedisce l’omeostasi della Biosfera, cioè danneggia la sua capacità di riportarsi in condizioni stabili, di autoripararsi: il sistema complessivo cessa di essere stazionario. In un  vivente questo corrisponde alla morte dell’organismo.

Assieme all’operazione di essersi tirato fuori dalla Biosfera, ponendosi “al di sopra” di essa, l’uomo occidentale ha tolto l’anima al mondo.

Ma oggi, anche senza uscire dalla nostra cultura, alcuni pensatori hanno ampliato il concetto di mente fino a renderlo indipendente dal supporto di un sistema nervoso centrale: la mente sarebbe semplicemente frutto di una certa complessità (Gregory Bateson). Gli altri viventi, una foresta, una palude, un termitaio, una specie, sono entità dotate di mente (se volete, sono esseri collettivi): partendo da un altro approccio, già lo psichiatra junghiano James Hillmann (autore, fra molti altri libri, di Politica della bellezza e Il piacere di pensare) parlava della nostra immersione nell’Anima del mondoE’ evidente che si può parlare di mente associata al sistema totale, ovvero a tutta la Biosfera: abbiamo così ritrovato l’idea di Gaia già teorizzata da altri scienziati (Lovelock, Margulis, Sheldrake).

Ci siamo portati su posizioni ben lontane dall’idea tradizionale dell’uomo che studia dall’esterno e manipola a suo piacimento un mondo fatto di materia-energia. La distinzione fra mondo energetico-materiale, al servizio della nostra specie, e mondo mentale-psichico-spirituale, da molti considerato ancora oggi come esclusiva umana, si è dissolta. Qui siamo molto lontani anche dall’idea che la mente sia soltanto “il prodotto” di un sistema nervoso centrale.

Per ora, si tratta del pensiero di minoranze. Ma, oltre alle filosofie di spiriti più o meno isolati, ci sono le religioni, che hanno un’influenza ben maggiore sulle moltitudini.

Le religioni, più che pensare a quale sia “la verità”, dovrebbero diffondere sentimenti di empatia e di amore verso tutti gli esseri senzienti, verso tutte le entità naturali, sentite con una forma di sacralità.

Perché sia presente il senso del sacro, non è necessario postulare l’esistenza di un Dio personale ed esterno al mondo che si occupa esclusivamente degli umani, come nelle tradizioni originarie del Medio Oriente e diffuse nella cultura occidentale.

Riassumendo, l’etica richiede una sorta di empatia verso tutte le entità naturali.

L’ etica della Terra non è soltanto una posizione filosofica, è soprattutto una necessità per mantenere in vita e in salute l’Organismo cui apparteniamo, assieme alle altre specie, agli ecosistemi, all’atmosfera, al mare, ai fiumi, alle montagne.

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Informazioni sull'Autore

Guido Dalla Casa


Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

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