Scritto sabato 31 maggio 2014

In: Ambiente e Animali | Nessun Commento

Il Valore in Sè delle Entità Naturali

naturaLa filosofia è generalmente considerata come antropocentrica ed i filosofi trattano di questioni legate all’uomo. Ma si tratta soltanto di un pregiudizio culturale, privo di ogni fondamento. Coloro che sono interessati alla natura e agli animali studiano solitamente biologia, veterinaria o scienze naturali. Ma il modo in cui la biologia descrive la natura può anche mettere a disagio. La foresta è un luogo per esperienze estetiche: in una foresta si può vivere la propria relazione con gli altri esseri senzienti.

Leena Vilkka è docente di filosofia all’Università di Helsinki: la sua tesi di dottorato è stata sulla filosofia ambientale. La studiosa sostiene che la natura e gli animali hanno valori intrinseci indipendenti dal valore umano e che interi ecosistemi possono avere valori non riconducibili ai singoli individui.
Come temi dei suoi studi avanzati, Leena scelse il valore intrinseco della natura e la coscienza animale, soggetti di solito evitati da tutti filosofi, compresi i finlandesi. L’idea prevalente in Finlandia, come in tutto l’Occidente, è una concezione creata dalla scienza “ufficiale”, dalla tecnologia, dalla società industriale ed economica. Secondo tale idea la natura è solamente una riserva di materiale a disposizione dell’uomo. Ovunque si sono costruite strade, mercati e case residenziali al posto delle foreste. Questo è un delitto: la foresta è un valore molto più grande di qualunque costruzione umana.
I filosofi occidentali precedenti (salvo eccezioni) consideravano impossibile l’intrinseco valore della natura, perché la natura appartiene alla sfera delle scienze naturali, mentre i valori sono generati dall’attività umana. Ma i valori non esistono solo nell’uomo ma nelle piante, negli animali ed anche negli ecosistemi. Il punto di partenza più naturale per trovare i valori è di cercarli negli altri animali, dove certamente esiste la sofferenza, che ha uno scopo ben definito in natura: incrementa le possibilità di sopravvivenza. Dal lato opposto della sofferenza c’è il benessere.
Per un lupo, l’alce ha un valore strumentale, come preda che sostiene la vita ed il benessere del lupo. Lo stesso lupo può attribuire ai membri del proprio branco un valore intrinseco: non li tratta come meri strumenti. Gli animali creano valori indipendentemente da ciò che l’essere umano pensa di loro.
L’essere umano può promuovere o danneggiare le sensazioni di un altro essere, ma il suo sentire rimane indipendente dall’uomo. Che una pianta di casa cresca rigogliosa o meno può dipendere dagli umani, però il suo benessere o malessere è una qualità propria della pianta. Il problema nasce dall’affermazione della mancanza d’identità nelle piante. Se una pianta non ha identità, cos’è che soffre o che prospera? Ma non c’è proprio niente che ci possa far affermare che le piante non hanno un’identità. Il livello più impegnativo sono i valori collettivi: i sistemi possono avere valori non riconducibili agli individui?
La tradizione filosofica lega i valori agli individui e perciò non comprende che una montagna possa avere un valore intrinseco, né che la Natura come un tutto possa essere un soggetto con una coscienza olistica. Ma una montagna od un fiume possono provare ‘esperienza’. Così ci troviamo con le idee dell’ecologia profonda.
Da un filosofo di Treviso (Francesco Lamendola):
Noi crediamo di sapere tutto del mondo della natura. In genere, però – almeno nella prospettiva della scienza occidentale moderna – abbiamo trascurato di considerare la presenza di una dimensione spirituale che, così come si manifesta nell’uomo, indubbiamente è presente in ogni altro ente naturale: animale, vegetale, minerale, acqua ed aria comprese.
Vi è un abete rosso tuttora vivente, in Svezia, la cui età è stata stimata in circa 8.000 anni: ciò significa che era già un grande albero millenario prima ancora che sorgesse l’Impero Romano, prima che Socrate insegnasse a filosofare e prima che Buddha indicasse agli uomini la sua strada per uscire dal dolore e dalla sofferenza. In base a quale folle presunzione potremmo escludere che un organismo vivente superiore, che ha vissuto innumerevoli inverni e primavere, estati ed autunni, abbia condotto una esistenza del tutto cieca e inconsapevole, senza neppure manifestare la felicità di vivere e di poter godere dell’impareggiabile spettacolo di un mondo vivo, rischiarato dalla luce del Sole di giorno, e impreziosito da migliaia di astri brillanti nel cielo notturno?
(Alberi e piante manifestano visibilmente emozioni e sentimenti? – Arianna Editrice, 25-8-2009)
Infine, una citazione dai nativi del continente americano:
Una volta che questa persona avrà acquistato familiarità con lo spirito umano, potrà cercare di entrare in contatto con lo spirito delle altre cose. Per esempio potrà entrare in contatto con lo spirito di un albero, riuscendo a parlare e comunicare con esso. Se riuscirà a parlare con un albero, allora potrà forse cominciare ad avere un’idea degli spiriti di tutti gli alberi che sono vissuti in quel luogo, poi di tutti gli uccelli e di tutti gli animali che in quello stesso luogo sono vissuti e sono morti. Ma se non si è capaci nemmeno di entrare in contatto con il proprio spirito, come si può sperare di entrare in contatto con lo spirito di un albero? Rarihokwats (dal libro Wovoka, LEF, 1982)

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Informazioni sull'Autore

Guido Dalla Casa


Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

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