Perchè mangiamo così? Il punto di vista dello psicoterapeuta Loris Pinzani

(articolo tratto da “Il giornale dei Misteri”)

L’alimentazione, e in particolare il comportamento umano relativo a questa esigenza, hanno molti aspetti di natura psicologica, sociale ed affettiva. In merito a quello psicologico è necessario ribadire un aspetto fondamentale, ossia che “l’alimentazione dà piacere”.

Il piacere è una condizione di soddisfazione che provoca uno stato positivo; ergo, l’essere umano che prova piacere gode della situazione che vive o che immagina. Ma la psicologia umana non è così semplice, nel senso che la mente modula ogni comportamento e lo esercita (o vi rinuncia) a seconda del suo equilibrio.

Questo significa che a seconda delle varie circostanze, qualunque piacere umano viene utilizzato per trarre gli stati d’animo e le emozioni che ognuno ha associato ad esse, a seconda della personale visione del mondo. Queste situazioni non sono tutte percepite dall’uomo e nella gran parte dei casi passano praticamente inosservate da colui che le vive.

Potremmo azzardare l’esempio delle onde sonore udibili dall’orecchio umano: l’uomo può udire i suoni che vanno approssimativamente da venti a ventimila Hertz; al di sotto ed al di sopra di questo valore esistono naturalmente vibrazioni, ma non siamo in grado di rilevarle. In modo simile, siamo capaci di avere coscienza solo di alcune emozioni, mentre le altre agiscono in noi, ma non ne siamo coscienti.

Per questo motivo nella condotta, per esempio, dell’anoressia mentale, chi ne è affetto prova molto spesso una fame intensa, vivendo una condizione che gli fornisce un appagante controllo della realtà, ma di questo non si accorge che in minima parte, pur avvertendo la necessità di proseguire nel suo comportamento. Da questo esempio si comprende bene quanto sia appagante imporre a sé stesso una condotta di vita, o almeno percepire di farlo, anche se in modo illusorio.

Altrettanto accade nei soggetti bulimici o in coloro che risultano affetti da vomiting, dove è presente una iniziale perdita di controllo che viene poi in parte sanata mediante il tentativo di espellere il cibo. Ora, la stessa cosa accade, con modalità diverse, in qualunque condotta che provoca un’alterazione del comportamento alimentare e con essa qualunque restrizione che non è giustificata da condizioni di necessità, come per esempio fare una dieta necessaria per la salute del soggetto in questione. Addirittura, possiamo estendere il ragionamento ad una qualunque altra fonte di soddisfazione, soggetta a venire alterata, come per esempio il sesso, l’attività fisica, la cura personale e molto altro tra le manifestazioni umane.

In questo periodo storico e nella nostra società, l’alimentazione ha assunto un valore diverso rispetto al passato, per il semplice motivo che essa è sufficiente (se non sovrabbondante) per i più e proprio in virtù di questa disponibilità, ha assunto una funzione che potremmo definire di regolatore psicologico. Su di esso vengono riversate (o da esso vengono ricavate) le ansie parafunzionali. Chiedo attenzione: questo significa che dal fattore alimentare si trae una grande quantità emozionale durante la privazione dell’anoressia, durante la apparente perdita di controllo della bulimia ed anche nel caso di ogni costrizione che non abbia una origine morale, come nel caso della dieta vegetariana o vegana scelta per motivi etici.

Possiamo dire che la condotta del comportamento alimentare viene usata come strumento mentale per esprimere e materializzare una condizione personale che necessita di una espressione intensa; esattamente come quando si esprime con la rabbia un moto interiore, allo scopo di sfogare uno stato d’animo negativo.

Questo al netto di ogni scelta individuale rispettabile e comunque legittima. Ma la mente è altrove, nel senso che ogni scelta alimentare, pur essendo assolutamente meditabile, cela un significato tanto preminente quanto non noto. Sta di fatto che costringersi ad evitare un piacere legittimo, è un aspetto che fornisce alla mente un piacere inenarrabile, a causa del potere che si mostra di esercitare. La mente vive nell’osservare questa sua capacità. Dietro alle convinzioni consce, su cui si basano le scelte (comprese ovviamente quelle alimentari/etiche) questi aspetti sono particolarmente significativi in personalità dotate di un’ampia condizione non conscia, in cui assume grande rilevanza la parte di pensiero di cui non si ha contezza e che per questo ha vigore.

Da qui si può partire per ogni altra considerazione.

Si provi ad immaginare una condotta alimentare ordinaria ed apparentemente priva di qualunque particolare significato, come l’attenuazione dell’intensità alimentare dovuta ad una dieta ipocalorica. In essa, dopo una prima fase di difficoltà dovuta all’adeguarsi al nuovo regime alimentare che comprende rinunce al cibo, ne segue una successiva in cui si attenuano i disagi psicologici e l’individuo che è motivato prova una forma di soddisfazione relativa non solo ai risultati che sta ottenendo, ma anche al senso di realizzazione che percepisce nell’esercitare un controllo. Di esso ne avverte l’entità. Questo esempio è rivolto a chiarire qual è la variazione di colui che agisce il cambiamento.

Ora, questo si ripete nella gran parte dei casi in cui un comportamento porta al cambiamento della propria condizione; da questo l’uomo trae una soddisfazione che va al di là di quello che è possibile percepire dallo stesso interessato.

Tutto questo è essenzialmente da ricondurre al fatto che accanto ad ogni comportamento umano vi sono due ordini di fattori, ossia le motivazioni di cui si è consapevoli e le altre di cui si ignora l’entità oltre che la funzione. Le eccezioni ci sono ignote. A questo sono rivolte le azioni rivolte dalle attività di Psicoterapia Dinamica in generale e quelle del Processo Anevrotico Terapeutico (PAT) in particolare, rendendo chiari ad ognuno i reali motivi del proprio comportamento.

Il rigore (alimentare o di altra natura) rappresenta da sempre un modus che rassicura, non solo da un punto di vista morale, ma anche umano e soprattutto, psicologico, fornendo la certezza intima di aver fatto il possibile per gestire la propria salute.

Insieme a questi aspetti se ne distingue un altro, spesso taciuto ma in primo piano nell’ambito della motivazione umana verso il comportamento, ossia l’ansia. Questo stato d’animo occupa un posto di prim’ordine nella schiera delle condizioni umane, fornendo una eccezionale intensità. Si pensi all’ansia che affiora nel sostenere una dieta più o meno rigorosa, fino all’esercizio di controllo che deriva dal patire una fame coercitiva e devastante, oppure quella che viene percepita nel godere durante un’abbuffata per poi dover attenuare un potente disagio di colpa che porta ad espellere il cibo durante la digestione stessa.

Da questa breve disamina si tragga quello che si ritiene opportuno, a seconda di quanto ognuno ritiene attagliato alla propria vicenda di vita e per la propria condizione. Certo è che ogni comportamento contiene aspetti che vanno al di là di quello che appare alla consapevolezza, ma che tuttavia sono compresi nel complesso dell’Entità Umana.


Loris Pinzani è nato a Firenze nel 1963. Nel 1990 inizia un’analisi individuale psicodinamica che si protrae per venti anni, nel corso della quale affiorano ipotesi di lavoro che susciteranno i prodromi del “Processo Anevrotico Terapeutico” teorizzato successivamente. Laureato in Psicologia presso l’Ateneo fiorentino, specialista in Psicoterapia, è iscritto all’Albo della Regione Toscana. Svolge attività di psicoterapia a Firenze, Roma e Milano. è membro della Società di Psicoterapia Integrata, consulente di Psicologia e Psicoterapia di associazioni nazionali. Consulente di psicologia per reti televisive e radiofoniche dove realizza interventi che riguardano l’attualità. Redattore di circa 250 puntate di rubriche televisive di psicologia (7 Gold e TVR+, Canale 10). È ospite di trasmissioni televisive in qualità di esperto, con temi inerenti alla psicologia clinica e sociale. Redattore di rubriche di psicologia su testate specializzate e online e relatore in congressi tematici in ambito della psicologia delle emozioni. Autore del saggio di Psicologia Clinica La dinamica delle Emozioni, (Romano Editore) dove teorizza il Processo Anevrotico Terapeutico (PAT), La felicità di coppia (Alpes Italia). Coordina una intensa attività di ricerca, divulgata in conferenze stampa. Nel 2015 viene reso pubblico il risultato di un’indagine decennale di natura elettroencefalografica relativamente al “Processo Anevrotico Terapeutico” con risultati statisticamente significativi. Cura lezioni universitarie di Psicopatologia e Processo Anevrotico. Scrive sul portale http://www.neuroscienze.net, è direttore scientifico del Giornale di Psicologia (http://www.giornaledipsicologia.it)  Visita il sito: http://www.lorispinzani.it

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