Published On: Mar, Lug 2nd, 2019

Ventiquattro autori d’eccezione per un nuovo libro sulla concezione del mondo: Recensione de “L’errore Antropocentrico”

Ventiquattro autori di origine, formazione, storia del tutto diverse. Aspetti filosofici, scientifici, religiosi, etici, giuridici, amatoriali, compassionevoli. Un amore profondo per la Vita. Un filo che lega tutto questo: la difesa ad oltranza di tutti gli esseri senzienti. E un titolo indovinato: L’errore antropocentrico. (Mimesis Edizioni)

All’inizio, leggiamo un brano di Ceronetti, che con la sua penna ineguagliabile descrive la tragica fine di alcuni vitellini, trattati peggio di “cose”, portati al macello di Torino, fra muggiti, spinte e bastonate.

Poi, l’intervista di Fedi a Dacia Maraini, dove la nota scrittrice difende ancora una volta gli esseri senzienti non-umani. Ecco l’inizio della prima risposta della Maraini:

Il nostro rapporto con gli animali, salvo qualche rara eccezione, è basato sulla crudeltà, l’arroganza, il razzismo e l’egoismo più repellente. Gli animali contano solo in quanto possono esserci utili. Appena smettono di esserci vantaggiosi, li sterminiamo. Alcune persone sensibili amano i propri animali domestici, ma si limitano a quello. Non riflettono su come alleviamo, nutriamo, uccidiamo gli animali in genere.

Nella Prefazione di Mario Salomone, leggiamo:

Come il lettore potrà meglio vedere dai numerosi contributi qui pubblicati, la storia umana si intreccia da almeno qualche centinaio di migliaia di anni con il mondo animale da cui ogni essere umano viene e cui a tutti gli effetti appartiene. Inutile staccarsene con l’artificio linguistico di chiamare “animali” solo gli animali non umani.

E la Scienza?

Conosciamo da due secoli l’evoluzione biologica (da Lamarck, 50 anni prima di Darwin), sappiamo che non vi è alcuna discontinuità fra la nostra specie e le altre, ma una gran parte del mondo scientifico non se n’è ancora accorta. Continua ad approvare la vivisezione e la relativa sperimentazione farmacologica come se gli altri animali avessero una natura diversa: questi “scienziati” (?) non fanno alcuna considerazione etica.

Ma la Scienza come entità unica non esiste, esiste una scienza diversa per ognuno. Solo come esempio, lo scienziato italiano Stefano Mancuso e l’olandese Peter Wohlleben hanno ampiamente dimostrato che le piante comunicano fra loro e molto probabilmente provano emozioni, ma la scienza ufficiale materialista non se n’è ancora accorta. In ogni caso, c’è una Scienza che confina con la Filosofia e porta notevoli contributi al pensiero umano, e c’è una scienza che confina con la tecnologia, che pensa solo alle applicazioni ed è destinata a diventare quasi subito schiava dell’industria.

Quest’ultima accetta di portare sofferenze incredibili ad esseri che conosce come altamente senzienti e coscienti. Si può dire che la scienza non crede più neanche a sé stessa.

Come se non bastasse, nel libro ci sono ampie dimostrazioni che la sperimentazione animale, fonte di sofferenze incredibili, non ottiene in realtà alcuno scopo, perché i risultati non sono trasferibili da una specie all’altra.

Sono anche interessanti i capitoli sul randagismo e sulla caccia, che andrebbe abolita completamente come fenomeno assurdo ed estremamente dannoso.

Sono poi descritti gli orrori e gli errori degli allevamenti intensivi, fonte di sofferenza e di gravissimo impatto sulla Terra e sui cicli della Vita. Non ci devono essere allevamenti, ma solo forme di simbiosi.

In Cina hanno iniziato a “funzionare” allevamenti di maiali stipati in edifici a molti piani, specie di piccoli grattacieli: ma in Italia la situazione non è migliore. I rifornimenti e gli smaltimenti di queste strutture alterano ogni ciclo in modo allucinante. Tutto questo in nome della competizione economica e del cosiddetto “libero mercato”, tanto caro agli economicisti-industrialisti-sviluppisti che stanno distruggendo la Vita.

Che dire dell’alimentazione umana?

La differenza genetica e comportamentale che ci separa da bonobo, scimpanzé, oranghi e gorilla è minima, perciò dovremmo alimentarci come loro, più o meno. Molta frutta, vegetali e forse qualche prodotto derivato da simbiosi con altri esseri senzienti. La carne è in gran parte dannosa al nostro fisico.

Inoltre il “ciclo della carne” è deleterio sul piano ecologico: foreste distrutte, pesticidi e fitofarmaci per produrre i mangimi, immensi consumi di acqua, gran parte dell’energia dissipata. Secoli fa soprattutto i ricchi e i nobili mangiavano carne, e morivano di gotta fra notevoli sofferenze. Facevano meno danni soltanto perché la popolazione umana nel mondo era 10-20 volte inferiore a quella attuale.

Nel libro ci sono poi interessanti considerazioni sull’etologia di molti esseri senzienti e sulla natura della coscienza. Le emozioni degli altri animali sono ormai ampiamente dimostrate in tutti i campi.

Non viene dimenticato il piano giuridico, riferito soprattutto alla legislazione italiana.

Gli animali non sono più res nullius ma res communitatis e questo è già un piccolo miglioramento, ma chiamarli ancora res (cosa) è scandaloso. Hanno la nostra stessa natura e sono chiamati cose! Qualche eccezione riguarda gli animali “di qualcuno”, quindi il riferimento umano è sempre presente. Comunque, sul piano giuridico, in tempi recenti è stato introdotto qualche piccolo miglioramento.

Troviamo poi un interessante capitolo sul grande valore del suolo vivente per tutti i processi presenti sul Pianeta, anch’esso vivente, e forse senziente.

Il capitolo sull’Ecologia Profonda cerca di sintetizzare la visione del mondo del filosofo norvegese Arne Naess, considerato il fondatore in Occidente di questa corrente di pensiero. Una sua citazione:

Riferire tutti i giudizi di valore all’umanità è una forma di antropocentrismo filosoficamente indifendibile.

E la Chiesa cattolica?

Dopo la famosa Enciclica Laudato Sì (2015), sulla quale si erano riposte tante speranze, c’è stata una notevole delusione. Quasi nessun organo della Chiesa ne ha più parlato: nessun segno reale di modifica delle posizioni tradizionali. Nell’Enciclica si parla di attenuazione dell’antropocentrismo (che resta comunque notevole), ma c’è ancora una decisa condanna del controllo delle nascite (punto 50) e del Biocentrismo (punti 90 e 118).

La Chiesa non parla delle sofferenze inflitte a miliardi di esseri senzienti. Se la sofferenza “torna indietro” (la legge del karma) non so proprio cosa debba attendersi la civiltà industriale o, forse, tutto l’Occidente.

Qual è la causa alla radice di tutto quanto abbiamo detto sopra?

E’ appunto l’errore antropocentrico.

 

L’errore antropocentrico (Uomo – Natura – altri viventi)

a cura di Bruno Fedi e Maurizio Corsini

con un’intervista a Dacia Maraini

Pag. 230 – Collana: Eterotopie

Ed. Mimesis, maggio 2019

www.mimesisedizioni.it

PER ORDINARE IL LIBRO: www.lafeltrinelli.it/libri/l-errore-antropocentrico-un-intervista/9788857554570

 

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About the Author

Guido Dalla Casa

- Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

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