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Published On: Lun, Dic 10th, 2012

2012: Babbo Natale, i Maya e i Fantasmi Ballerini

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(Articolo scritto da Luca Ferretti)

Premetto che amo osservare e studiare le dinamiche della coscienza collettiva e come esse si modifichino e si ripresentino a ricordarci che la libertà, se la desideriamo, è da creare giorno per giorno. In questo senso intendo porre in una specifica luce quello che ora ci occupa tutti: il Natale, la presunta fine del mondo ed i fantasmi della coscienza.

Il Natale e lo zucchero

Sappiamo quanto questo periodo sia intriso di un certo tipo di zucchero che sembra addolcire lo sviluppo ordinario delle nostre vite. Questo zucchero, come quello alimentare, spesso riesce a coprire i sapori come un leggero velo ma non altera la sostanza della pietanza. Così è anche il periodo del Natale che racchiude in sé tutta una serie di messaggi molto potenti che incidono sulle nostre coscienze: festa religiosa e mondana. Chi conosce l’origine di questa festività sa che si tratta di una sovrapposizione avvenuta su riti ancora più antichi, che erano legati al cambiamento che in questo periodo dell’anno si ha in risonanza ai cicli naturali. Il sole dopo il solstizio comincia ad aumentare la sua presenza durante la giornata ed i popoli antichi, profondamente connessi alla natura, associavano a questo una rinascita della vita in generale poiché dal periodo più buio dell’anno ci si avvicinava, man mano, ad un tempo ove la vita stessa poteva rifiorire, dissolvendo il vecchio. Non è questo lo spazio per uno studio delle tantissime tradizioni che mostrano questo passaggio ma ognuno di noi, nelle proprie famiglie, rivive in parte questa ritualità. Inoltre siamo ulteriormente sollecitati da quella emozionalità diffusa, che fa del giorno di Natale il fulcro ed un calderone (un forno alchemico per certi versi) di ansie, bontà ritrovata, cordialità di maniera, espressione di vero amore, rimescolamento di vecchi ed irrisolti rancori, nuovi propositi, il tutto unito in uno stesso momento.

Osservare le dinamiche collettive che sperimentiamo in questo periodo, soprattutto nelle società occidentali, è uno studio affascinante ma ora voglio concentrarmi sulla figura romantica di Babbo Natale e quella mitologica-religiosa della nascita del Salvatore. Queste figure-archetipo si affiancano nelle celebrazioni ed in parte si combinano: la prima invenzione moderna di una società che cercava un simbolo bonario ed allegro di condivisione, la seconda come conseguenza di un atteggiamento di speranza in qualcuno per la propria redenzione, che possedesse capacità sovraumane in ogni aspetto, dalla bontà alla sofferenza e, per questo, irraggiungibile. Anche la figura-archetipo del Salvatore meriterebbe ben più ampia espressione ma qui voglio ricordare la funzione (limitante) di giustificazione nella permanenza all’interno di una situazione di stasi. Difatti il modello di riferimento essendo “superumano” risulta irraggiungibile e quindi, dopo un vano tentativo di imitazione, si ricade nella propria percepita limitatezza e ci si giustifica per ritornare a comportarsi come in precedenza, poiché imperfetti. Ecco uno dei motivi per cui l’effetto di imitazione di una riscoperta bontà dura alcuni giorni se non poche ore, poiché poi si ripiomba, sazi del tentativo svolto, nella propria abitudine e giustificazione. Babbo Natale riveste una funzione importante per i bambini ma l’archetipo-credenza di qualcuno che possa giungere a portare doni con ampia generosità, più disponibile della successiva Befana che ha un senso di giudizio con sé, è qualcosa di nutriente per chi sin da subito apprende come la vita sia intrisa di limitazioni. Il mito di Babbo Natale come la figura del Salvatore rispondono a precise istanze della coscienza collettiva ed individuale che cercano consolazione per alcune paure e per una visione di sé stessi distorta. Dal punto di vista di chi scrive ciò è importante e non viene criticato, poiché quando un Cuore si è chiuso all’ascolto, un’occasione nella quale anche se in maniera indotta ci si porta verso la propria interiorità ed i propri sogni, è cosa molto utile: è come una carezza che può ammorbidire. Se ci si ferma solo a questo, però, diventa lo zucchero di cui parlavo in precedenza: non cambia di molto la sostanza della minestra, pur riuscendo ad addormentare momentaneamente alcune reazioni sgradevoli. Senza dilungarmi ulteriormente vi invito ad osservare voi stessi l’effetto che ha su di voi e nell’ambiente che conoscete quello che accade in questo periodo, come prendano forma questi archetipi nella vostra vita e di che effetto producano.

Dentro il pacco regalo, ecco che spunta un Maya

Quest’anno abbiamo un ulteriore regalo che è in movimento da qualche anno con intensità crescente. Una nuova colorazione si è sovrapposta agli archetipi già esistenti, poiché la coscienza collettiva necessita e produce un ulteriore stimolo. La data del 21 dicembre 2012 è molto conosciuta nel mondo occidentale (meno in altri ambiti culturali, se non per riflesso causato dalla cinematografia americana), che per vari motivi ha assunto una funzione di catalizzatore. In alcuni ambienti si parlava di questa data come di centrale importanza sin dagli anni 70, anche se indicata come significativa all’interno della teoria o del quadro di riferimento che veniva di volta in volta preso da chi l’aveva individuata.

Ad esempio faccio riferimento alla teoria chiamata Timewave Zero di Terence McKenna (sviluppata a partire da metà degli anni 70) che indica la presenza di una ciclicità nel tempo (un concetto antico poi in parte ripreso con successo molto recentemente da Gregg Braden) e che vedeva un punto molto importante proprio nel dicembre del 2012; poi del libro “Il Fattore Maya” José Arguelles pubblicato a metà degli anni 80, che collegava la ciclicità del tempo, il calendario maya ad un cambio di dimensioni planetarie, ed infiniti altri autori e teorie che in qualche modo sono un riflesso l’una dell’altra. Un po’ tutti sono uniti dall’intento di voler squarciare la barriera del tempo e prevedere gli avvenimenti futuri, anche al fine di viverli al meglio. Notevoli per estensioni e produzione di un certo seguito, inoltre, sono tutte le teorie emerse dalla New Age di matrice americana che vedeva (e vede) in questa data un cambiamento nella coscienza planetaria, declinata in varie sfumature da quelle simili ad un armageddon biblico con distruzione del “male” ad opera del Creatore, ad altre di carattere cultista-ufologico di un intervento di fratelli e tutori extraterrestri, passando per infinite varianti.

Ho voluto indicare queste origini che sono quelle più risalenti di cui sono a conoscenza e che hanno maggiore attinenza con il presente, per far comprendere come certe matrici si ripetono e diffondono, pur mutando alcuni elementi di contorno: se studiate le ricerche dei personaggi nominati troverete alcune assonanza ed elementi comuni, seppur inseriti in un contesto molto diverso con effetti specifici in chi segue queste tematiche. Negli ultimi anni ha molto affascinato l’opinione pubblica, giustamente, quanto si è divulgato sul popolo Maya che, come per gli Egizi e per altri popoli dell’antichità, sembrano non rientrare nelle caselle che la storiografia ufficiale vuole costruire intorno ad essi. Soprattutto il calendario di questo popolo, di una complessità superiore a molti altri e certamente non giustificabile solo per un uso rituale e quotidiano, ha fatto sorgere un grande e crescente interesse per le conoscenze che i Maya possedevano proprio sul tempo e sui movimenti celesti. Recentemente (in questi ultimi decenni) vi è stato un cortocircuito di archetipi, una fusione di matrici, che hanno creato distorsioni. Per farvi capire cosa intendo per cortocircuito, prendete gli elementi millenari di “attesa di un armageddon” di origine biblica ma anche tradizionale di altri popoli, con la “speranza che tramite questo si potesse migliorare il proprio stato personale”. Difatti un’idea collettiva viene accolta nel proprio mondo individuale poiché risponde a delle istanze emozionali ed ideologiche. Ad esempio chi aspetta la fine del mondo può essere un individuo che per molti motivi prova frustrazione, rabbia per la società nella quale non si riconosce e dalla quale è considerato un disadattato od un escluso, che desidera quindi la sua distruzione e riformulazione da un potere superiore poiché ritiene impossibile cambiarla. Potere superiore che poi dovrebbe, come giudice, premiare i buoni (e quindi sé stesso) e punire il male (con un desiderio di punizione e vendetta nemmeno tanto velato, che è molto lontano dallo stesso concetto di perdono che spesso i medesimi fautori di tale visione propagano come loro caratteristica). Possono, però, trovarsi sostenitori di questa “visione ed attesa” anche tra coloro che hanno molto potere, perfettamente integrati nella società, che si credono persino superiori agli altri ed i quali attendono questa conferma divina del loro status di prediletti e di “figli di dio”. Questi ultimi possono essere portatori di ferite interiori e squilibri che operano su diversi piani e che meritano un’analisi attenta per capire le poderose forze in campo (per il discorso che stiamo svolgendo mi limito però ad una menzione superficiale).

Con questi due esempi, che possono sembrare estremi e molto diversi uno dall’altro, osserviamo come una stessa idea-archetipo possa essere funzionale a visioni e situazioni molto distanti l’una dall’altra, accolta da persone per motivi molto diversi. Ora questa attesa ha incontrato il diffondersi di una data che ha rinnovato il “mille e non più mille” ed ecco che si è creato l’insieme che ora abbiamo sotto gli occhi. Un altro cortocircuito è avvenuto tra queste date ed il rinnovamento auspicato della società. Siamo in tanti a confidare nell’umanità e nella sua possibilità di sviluppo ma anche molti che credono che essa sia incapace di crescere. Questi ultimi attendono ed auspicano l’intervento di forze esterne come unica possibilità (onda galattica, extraterrestri, salto quantico originato da una zona energetica dello spazio, influenza del sole, ecc…) che possano modificare “forzatamente” la natura umana creando le condizioni di un nuovo Eden. Qui osserviamo come vi sia stata una sintesi “al positivo” ma che comunque delega il potere del cambiamento a qualcosa che è all’esterno di sé, fungendo ancora come giustificazione per permanere nella propria stasi. Cosa vi ricorda questo? E’ esattamente lo stessa schema che si vede nell’attesa di un Salvatore e nella visione di questo come superumano, che poiché irraggiungibile ed al di fuori della propria capacità di imitazione, permette la permanenza del “credente” nello squilibrio. Lo stesso è per una forza cosmica o extraterrestre che va al di là del nostro potenziale di azione. Quindi per i tanti che vogliono il cambiamento ma solo se regalato o come riconoscimento di una propria innata superiorità ed appartenenza, ecco che questo Natale si sono trovati “un Maya sotto l’albero”. E’ un giocattolo della coscienza, quindi, che però può nascondere ben altre necessità.

Provocazioni e realtà della ricerca di benessere.

I pensieri che si sono collegati in questo scritto sono parziali e vogliono essere solo uno stimolo, anche irriverente, di ciò a cui diamo eccessiva importanza. Voglio qui ribadire che ogni movimento della coscienza collettiva ed individuale è importante, ogni fenomeno costituisce l’humus sul quale creiamo il nostro futuro anche se immediatamente non si comprende in che modo, ed ogni onda ha in sé diversi aspetti, ingredienti, che se letti ci offrono molto stimolo per liberarci da limitazioni derivanti da fraintendimenti e ferite interiori. L’intuizione del singolo, inoltre, interagisce con il Campo di coscienza collettivo e pone all’interno del quadro mentale dell’individuo, una informazione che poi assume una forma diversa in base al contesto disponibile. Quindi se McKenna ha attinto questa informazione dal Campo e l’ha contestualizzata nell’ambito della sua teoria sul tempo e sullo sviluppo della coscienza umana, se anche Arguelles lo ha inserito in una sua personale visione della coscienza e della tradizione Maya, se poi essa è stata usata da coloro che attendono un macro-evento di salvezza e distruzione per muovere ed alimentare speranze ed altri sentimenti ad essi funzionali, se vi sono tantissimi scrittori, autori, studiosi che si sono concentrati su questa informazione mossi da diversi interessi, ciò ha creato un potenziale ed è, al contempo, la risposta ad una informazione preesistente.

La nostra coscienza lineare ha bisogno di catalizzatori per compiere un passaggio. In effetti in questi anni abbiamo visto come si siano sviluppate e concluse varie forme di reazione individuale e collettiva a queste informazioni che hanno raggiunto la sua massima estensione con la produzione cinematografica di film dedicati all’argomento, di carattere distruttivo. Ciò è comprensibile poiché nella logica di profitto che muove le produzioni cinematografiche, si considera che dove si provoca paura ed ansia un maggior numero di persone rispondano con interesse e vadano al cinema. Difatti ha successo non ciò che è evolutivo ma quanto è in risonanza alle paure consce ed inconsce che abbiamo in noi, che ci spingono ad interessarci per cercare risposte ad esse. In qualche maniera vedere le immagini di una catastrofe può essere una sorta di catarsi poiché la paura viene fatta emergere, vista ed elaborata. Questo però ha un costo in termini di libertà poiché l’influenza delle immagini poi produce e modifica la nostra realtà interiore (e quindi collettiva). E’ un costante dialogo dove vediamo che vi sono risposte interessanti. Sempre più persone, difatti, hanno compreso come attorno al 2012 fosse importante la scelta personale che si compiva. Credere al rinnovamento verso un futuro migliore oppure alla distruzione di una umanità malata, faceva e fa la differenza senza dubbio nella propria interiorità e di riflesso anche nel mondo. Ecco che la data catalizzatrice è divenuta un’occasione per la coscienza individuale di fare una scelta. Resta un processo non ottimale poiché si è legati a qualcosa di esterno ma è pur sempre utile.

Molte persone nelle date del 12.12.2012 piuttosto che 21.12.2012 si riuniranno per meditare, pregare, festeggiare assieme e ciò ha risvolti positivi. Chi mi legge, però, confido possa accogliere ulteriori stimoli che non vogliono essere disincentivanti rispetto alle scelte di condivisione di questi momenti ma di supporto alla liberazione dagli elementi limitanti in queste visioni. Il mio intento è passare un Natale ed una fine di un mondo in allegria e non annullarne l’importanza potenziale. Per far questo però possono essere utili alcune indicazioni, come quelle alimentari per affrontare un buon cenone. Difatti il pacco, quando aperto, non farà emergere solo il “giocattolo maya” ma anche molti fantasmi.

I fantasmi ballerini ed il surfista

In questa parte non desidero elencare i possibili fantasmi che albergano in ognuno di noi. Con questa espressione generica voglio indicare quelle paure o necessità che sono originate dalla nostra personalità e dalle ferite che ancora non abbiamo compreso, guarito ed integrato. Essi si ripresentano sempre in forme nuove pur avendo la stessa matrice e sembrano danzarci attorno. Per questo sono chiaramente individuabili anche nella tematica che stiamo affrontando e per afferrarli possiamo, tutti, chiederci: “come sto reagendo a questa onda collettiva?”. E’ importante farlo in autonomia e vi invito ad un ascolto interiore.

Nella percezione interiore di come si affronta e si risponde al messaggio che nel 12.12.2012 oppure nel 21.12.2012 accadrà “qualcosa”, vi è uno specchio di parte di noi. Vi può essere paura, senso di rivalsa che attende un evento favorevole, fatalismo, speranze. Sono tematiche queste che vedremo presenti in molti ambiti della nostra vita e non solo in questo momento. Avremo alcune settimane per modulare l’ascolto di ciò che si muove in noi e negli altri: chi ha speranza potrebbe essere poi deluso; chi ha dubbio potrebbe reagire con ulteriore chiusura. Tutto però è una relazione tra noi e ciò che è esterno a noi, nel senso che rispetto ad un evento o non-evento, la nostra reazione è comunque a qualcosa che non è totalmente sotto il nostro controllo e comprensione. Allora come possiamo riacquisire consapevolezza e sentire il nostro vero potere ed ampliare il nostro ambito di libertà? Difatti queste date passeranno e di per sé non offriranno effetti particolari se non come quelli del Natale, ove tutti “si è più buoni”… per un pò almeno.

Il vero cambiamento e creazione è solo in noi e nella scelta che poniamo consapevolmente per plasmare il nostro modo d’essere. Non è importante, dal mio punto di vista, collegare uno stimolo ad un’onda galattica quanto piuttosto a Babbo Natale, ma l’effetto che si produce. In questo effetto però rientrano pienamente le nostre scelte che “facciamo a monte”. Il punto o zona di potere che ognuno di noi possiede, si trova e si manifesta nel momento in cui ci poniamo la domanda di “cosa vogliamo davvero”. Quanto più questo quesito viene sviluppato, scoprendo in sé le motivazioni profonde che ci muovono, tanto più sapremo agire e cambiare la nostra vita. Farsi delle buone domande è il primo passaggio. Il secondo passaggio è al livello delle risposte che sia nel caso giungano da noi tramite l’intuizione od il ragionamento, oppure da qualcuno di diverso che ci comunica la propria verità e punto di vista, vanno filtrate e sentite dal nostro Cuore, la nostra Saggezza profonda. Difatti le risposte razionali o più opportune non sono le vere risposte che creano potere e libertà. La capacità di superare i limiti che abbiamo vissuto è direttamente collegata alla disponibilità di accogliere in sé stessi, nella propria mente, le informazioni e suggerimenti che giungono dall’ispirazione. Questa è il contatto con il nostro Essere più ampio che usa i giochi della coscienza collettiva, quali quelli di cui stiamo parlando, per innescare alcuni processi nella personalità. L’ispirazione può essere originaria, nel senso che nasce nella “solitudine”, oppure alimentata dall’interazione espressa con gli altri.

Ritengo che una personalità illuminata e felice, sia quella che si è integrata con il proprio Sé infinito, portando nella vita materiale aspetti di una saggezza più ampia che è espressione di una interconnessione ed armonia universale: in una parola di Amore in pratica.

Ecco che queste ondate collettive ci stanno dicendo: “come vuoi il tuo mondo?”. Ciò ci porta a rivedere la nostra percezione profonda di noi stessi e dell’umanità per poi entrare nell’azione. Infatti seppur ritengo importante meditare, e molti fautori di queste pratiche rimarcano i risultati statistici di quelle esperienze nelle quali si è osservato come durante la meditazione diminuiscano i crimini in una certa zona, non dimentichiamoci che oltre a coloro che meditavano ci sono anche coloro che hanno scelto di non compiere un certo atto o di compiere qualcosa di costruttivo. Siamo interconnessi e quindi nella coscienza collettiva interagiscono gli intenti di pace di alcuni con le azioni di altri, ma se rimaniamo fermi senza agire e senza confermare il nostro intento, nella pratica, potremmo scivolare nell’illusione di poter cambiare il mondo senza partecipare. Difatti uno stato di coscienza, o come dicono alcuni “uno stato vibrazionale”, va confermato costantemente e ciò è possibile solo attraverso la pratica, poiché la mente ed il subconscio sono coinvolti da ondate non sempre coerenti tra loro. Con l’azione, anche la più semplice, creiamo coerenza nella materia e nel campo che alimenta onde di cambiamento in sintonia, sia sottili che concrete. Se non accogliamo questo potremo vivere queste transizioni ed occasioni come il Natale, dove ci sentiamo “più buoni” perché quel giorno non abbiamo fatto del “male” ma che, poi, riprendiamo ad essere gli “assassini” di sempre. “Male” ed “assassinio” non solo rivolti e proiettati all’esterno ma soprattutto verso di noi. Ogni volta che neghiamo noi stessi, offuschiamo la nostra Luce vitale, ecco che ciò che chiamiamo male può apparire ed uccidiamo quel Bambino Divino che stava emergendo in ognuno di noi. Il Bambino Divino, per chi conosce gli archetipi primordiali, è molto importante ed è un nostro aspetto fondamentale, presente negli individui e nel collettivo. Quest’anno, come tutti gli anni, questo Bambino non è solo nei presepi ma è nel nostro Cuore ed ha il nostro viso. Tra i suoi giocattoli ha anche una trottola maya ma ciò che davvero è importante è nel suo sorriso. Il cambiamento va intuito, vissuto e poi diffuso: è opera pratica che può iniziare adesso. Alcune date ci aiutano, diciamo, a “darci una sveglia” od avere l’opportunità di farlo ma siamo sempre noi, nel nostro Essere, a creare davvero.

La Libertà interiore ha molte dimensioni ed una di queste esprime il dialogo con i movimenti collettivi. Immaginate quindi di essere un surfista della coscienza e che state osservando avvicinarsi un’onda nel Campo. Potete scegliere se cavalcarla o meno ma se ne avrete paura o non la comprenderete per ciò che è, ne sarete travolti. Se invece siamo posizionati nel nostro equilibrio interiore e nella nostra saggezza ampia, saremo come quell’artista delle onde che disegnerà un’opera d’arte tra gli spruzzi bianchi ed azzurri: qualcosa che cambierà davvero il Mondo personale e collettivo.

Questo è il mio augurio per me e per voi.

Conclusione

Ogni giorno può essere la fine di un vecchio mondo od anche la prosecuzione degli squilibri che conosciamo da tempo. Passo passo capiremo ed agiremo sempre più in sintonia con il nostro Essere vero che sta chiamando ad un Risveglio della vera Forza interiore. Forza di manifestare la nostra Unicità e Bellezza per offrire a noi stessi ed al collettivo il Dono che custodiamo. Dopo aver aperto il pacco regalo, aver giocato un po’ con il giocattolo, ciò che conta è la gioia che produrrà questa esperienza. Divertiamoci quindi e celebriamo queste date, se lo desideriamo, ma soprattutto celebriamo ogni battito del Cuore che ci permette di procedere oltre le date e gli schemi. Tutto può essere utile sino a che non avremo una sufficiente dose di Libertà, molto poi diverrà solo Divertimento e Gioco man mano che riconosciamo noi stessi.

Il 22 dicembre saremo Nuovi, se lo sceglieremo, ma perché non farlo subito?

Luca Ferretti

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