Published On: lun, Apr 29th, 2013

Leggenda e Religione

(Articolo scritto da Leonardo Ciolli)

Alcuni monaci parlavano fra loro, descrivendo episodi, riguardo alla nascita del Buddha. Ognuno aggiungeva descrizioni mirabolanti al fantastico evento. Parlavano di divinità presenti, fiori che sbocciavano a ripetizione, miracoli e fenomeni straordinari, di ogni tipo. Il maestro, che aveva ascoltato tutto, alfine intervenne, dicendo che, se fosse stato presente all’evento, avrebbe preso a bastonate il neonato…

Nelle storie zen, ci sono significati, quasi sempre, profondi. Profondi, ma di immediata assimilazione.

Bisogna andare oltre alla semplice rappresentazione indicata, al contesto storico di epoche e modi lontani da noi, per coglierne, ciò che deve essere colto, ovvero l’essenza, che vale oggi, come valeva secoli fa. Talvolta il linguaggio può essere crudo. In alcuni aneddoto o racconti, il maestro può ricorrere ad atti anche violenti, forti, per fare “risvegliare” il discepolo.

Questo per noi è, giustamente, inaccettabile ma, aldilà di questo, ciò che importa, è ciò che possiamo trarre, “portare a casa”, da queste storie. Il breve, ma piuttosto noto brano (in questo tipo di letteratura) che vi propongo, è un esempio di essenzialità e forza, fra i migliori che, personalmente, conosca, da questo genere di letture. Lo spirito devozionale ed estatico dei monaci, si scontra con l’apparente brutalità dell’intervento del maestro, che spezza, come avesse un bastone od una sciabola, le fantasticherie della mente attiva.

Come può un maestro asserire di volere percuotere la figura del Buddha stesso?

Lo stesso Buddha, dal quale è partito il suo percorso spirituale!

Può sembrare assurdo, contraddittorio ma, invece, è assolutamente in sintonia con lo spirito dello zen.

Un’altra nota frase, dalla tradizione zen, ripresa poi da molti, nel corso degli anni, dice: “Se incontri il Buddha per la strada, uccidilo!”

Apparentemente suona come sacrilegio, bestemmia, assurdità! In realtà lo stesso Buddha, secondo me, l’avrebbe condivisa.

Il maestro, essendo, appunto un portatore di verità, si scaglia non contro il Buddha stesso, ma con tutti i cerimoniali, le leggende, le distorsioni mentali, che fanno perdere l’essenza delle cose. Le religioni, con motivazioni anche legittime, hanno spesso alimentato ego, mitizzazione, fanatismo, coprendosi dietro l’aureola di santi, illuminati, messia. Lo zen, pur proveniente storicamente da Buddismo, e pure Taoismo, va oltre tutto questo.

Non è una religione, non si deve credere a qualcuno, o servire dei dogmi, provenienti da altri. E’ una via esperienziale. Serve l’esperienza diretta, tramite il maestro, ma soprattutto, tramite gli altri, la natura, la vita. Per questo, quando leggiamo qualcosa della tradizione zen, si può aprire un varco, una comprensione, una luce, anche piccola, nelle nostre vite.

Perché riconosciamo, dentro di noi, che in quel racconto, in quel Koan, è racchiuso qualcosa , che è stato vissuto veramente da qualcuno, anche non fossero reali gli stessi personaggi, descritti nella vicenda. In questo caso, possiamo comprendere, e riflettere noi stessi, in tutte quelle situazioni, nelle quali abbiamo idolatrato altri , e abbiamo perso dignità e potere personale.

Quando ci siamo affidati ad illusioni, mettendo da parte la vera conoscenza della realtà, che deve sempre partire da noi stessi. Insomma, in poche parole, è racchiuso un insegnamento di grandi proporzioni.

Basta lasciarlo risuonare in noi stessi!

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