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Published On: Mer, Nov 29th, 2017

Una speranza per il Pianeta: il collasso della civiltà industriale come la conosciamo

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L’uomo è una specie animale facilmente classificabile nella Classe Mammiferi-Ordine Primati. E’ una delle specie viventi, che sono circa 20-30 milioni.

Sono esistite sulla Terra circa 5000 culture umane. La civiltà industriale è la fase attuale di una di queste, la cultura occidentale. La civiltà industriale è quindi un piccolo dettaglio nella storia del Pianeta Terra, o dell’Ecosistema. E’ però un dettaglio estremamente invadente, che ha praticamente occupato tutto il Pianeta, spesso con la violenza, portando a questa situazione:

  • La sovrappopolazione umana (7.3 miliardi) è spaventosa e la sua crescita è inarrestabile: attualmente 80-90 milioni di individui all’anno;
  • La distruzione delle foreste e degli altri ecosistemi (barriere coralline, paludi, savane, ecosistemi fluviali e costieri, e così via) prosegue senza sosta. Come esempio, vengono abbattuti 100.000 Kmq/anno di foreste: metà delle foreste in tutto il mondo sono già state distrutte;
  • L’aumento dell’anidride carbonica nell’atmosfera prosegue inesorabilmente. Siamo passati da 280 a oltre 400 ppm in pochi decenni e il fenomeno continua senza soste. Come noto, questo fatto comporta variazioni climatiche rapide, innalzamento del livello dei mari e fenomeni meteorologici estremi;
  • E’ in corso un velocissimo declino della biodiversità, su cui sono basate le capacità della Terra di autocorreggere le deviazioni non troppo grandi. Si estinguono molte migliaia di specie all’anno;
  • C’è in tutto il mondo uno spaventoso consumo di territorio, e soprattutto di suolo. Ovunque si sostituisce materia inerte (città, strade, macchine, impianti) a sostanza vivente (praterie, savane, foreste, paludi);
  • Le quantità di rifiuti che si trovano ovunque sulla Terra ha raggiunto livelli assolutamente insostenibili. Come esempio, un’”isola” di plastica grande molto più della Francia galleggia nel Pacifico.

Dopo queste premesse, qualunque discorso logico sull’andamento del sistema mondiale dovrebbe iniziare così: “Il modello culturale umano denominato civiltà industriale, fondato sull’incremento indefinito dei beni materiali ed espressione attuale della cultura occidentale, è fallito. Dobbiamo gestire il transitorio verso modelli completamente diversi riducendo il più possibile gli eventi traumatici, che sembrano ormai inevitabili”.

La civiltà industriale, nata circa due secoli fa ma che ha manifestato la sua natura distruttiva solo da un secolo (dato che procede con legge esponenziale), sta per finire perché è incompatibile con il funzionamento del sistema più grande di cui fa parte.

E’ evidente che la catastrofe è in corso e può arrestarsi solo con un punto di collasso che faccia interrompere i fenomeni sopra detti, cioè faccia terminare l’attuale mostruoso primato dell’economico.
Questo collasso è divenuta una speranza.

Come esempio di precursori, cito questi brani, frutto del genio letterario di Ceronetti:

… Vorrei un capo di governo o di azienda che facesse precedere da un purtroppo le frasi consuete: “dobbiamo aumentare la produzione”, “la ripresa è imminente”… Neppure questa libertà gli è data. Sono costretti anche ad adularlo, il Maligno: se aggiungono un purtroppo li scaraventa in basso come birilli. Questo non è più avere un potere, tanto meno corrisponde a qualcuno dei sensi profondi di comando. L’asservimento all’economia dello sviluppo, senza neppure un accenno di sgomento, dice l’immiserimento, la perdita di essenza e di centro, della politica. Se il fine unico è lo sviluppo, la politica è giudicata in base alla sua bravura (che è pura passività) nello spingerlo avanti a qualsiasi costo…. Non c’è nessuna idea politica dietro, sopra o sotto: c’è il Dio dell’economia industriale geloso del suo culto monoteistico.

…La sola voce concorde, universale, in alto e in basso, grida che nessuna industria si fermi o chiuda, qualsiasi cosa produca, sia pure inutilissima o micidialissima, sia pure destinata a restare invenduta: la sola voce concorde invoca che si aprano cantieri su cantieri e che si investano finanze in nuovi progetti industriali: a costo di qualsiasi inquinamento e imbruttimento, a costo anche di fare accorrere, per l’immediata ritorsione morale che colpisce chi accolga progetti simili, le furie di una intensificata violenza. E se deve, sul mare delle voci tutte uguali, planare una promessa rassicurante, è sempre la stessa: ci sarà la “ripresa”, ne avrete il triplo di questa roba… ( La Stampa, 9 marzo 1993)

E ancora: L’ideologia industriale è alle corde. Il tragico ecologico l’ha sconfitta. (1992)

Qualche altra citazione di precursori:

Il periodo di rapida crescita della popolazione e dell’industria prevalso negli ultimi secoli, invece di venir considerato come condizione naturale e capace di durare indefinitamente, apparirà come una delle fasi più anormali nella storia dell’umanità. Adriano Buzzati Traverso (1972)

L’Occidente è una nave che sta colando a picco, la cui falla è ignorata da tutti. Ma tutti si danno molto da fare per rendere il viaggio più confortevole. Emanuele Severino

Ora posso dare libero sfogo a un’utopica fantasia postapocalittica:

Chi nomina il P.I.L. viene linciato dalla folla, conoscere il significato dello spread, del tasso di sconto e dei bond è considerato una colpa. Parole come inflazione o deflazione sono scomparse. Il termine crescita viene accuratamente evitato: per indicare l’aumento di qualcosa si deve usare un giro di parole. La Bocconi non esiste più. Il Nasdaq viene creduto il nome di una montagna dell’Hindu Kush.

Le trovate degli industrialisti-sviluppisti per darsi una “verniciata di verde” e andare avanti come prima sono i concetti di sviluppo sostenibile, green economy, economia circolare e simili. Secondo loro, lo sviluppo sostenibile, locuzione che contiene palesemente una contraddizione interna, sarebbe quello “che non danneggia le generazioni future”, ma in realtà qualunque crescita materiale permanente distrugge la Vita.
Sembra invece molto migliore l’espressione:

l’andamento di un sistema è “sostenibile” se può durare a tempo indefinito senza alterare in modo apprezzabile l’evoluzione del sistema più grande di cui fa parte”

Così non ci sono riferimenti antropocentrici e si tiene conto della vita dell’Ecosfera.

 

© 2017, Guido Dalla Casa. All rights reserved.

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About the Author

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- Guido Dalla Casa è nato nel 1936 a Bologna, dove ha frequentato il Liceo Scientifico e si è laureato in Ingegneria Elettrotecnica. Dal 1959 al 1997 ha svolto l’attività di dirigente dell’ENEL nelle aree tecnica e commerciale della distribuzione, nelle sedi di Torino, Vercelli, Milano e Brescia. Ora vive a Milano, dove fa parte del Gruppo Ecologia ed Energia dell’ALDAI. Dal 1970 circa si interessa di filosofia dell’ecologia e di filosofie orientali e native. E’ docente di Ecologia Interculturale presso la Scuola Superiore di Filosofia Orientale e Comparativa di Rimini (Università di Urbino). Tiene corsi di Scienze Naturali ed Ecologia Profonda come docente volontario alla UNITRE di Saronno e in altre UNITRE dell’area milanese. Ha pubblicato alcuni libri: L’ultima scimmia (1975) per la Casa Editrice MEB, Ecologia Profonda (1996) per l’Editrice Pangea, Inversione di rotta (2008) per Il Segnalibro, L’ecologia profonda. Lineamenti per una nuova visione del mondo (2008) e Guida alla sopravvivenza (2010) per Arianna, Ambiente: Codice Rosso (2011) per l’Editrice Jouvence, oltre a numerosi articoli su varie Riviste, quasi tutti su argomenti di ecologia profonda.

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