Published On: gio, Mar 8th, 2018

La perseveranza | Dall’Oriente: una qualità forte… senza sforzo!

(di Elena Greggia –  articolo tratto da: “Il Giornale dei Misteri www.ilgiornaledeimisteri.it)

Finora ci siamo accostati alla mente e a noi stessi con gentilezza: questo è un passo fondamentale, non saltatelo. Fallireste. È una gentilezza che, come avete compreso, non è indulgenza. L’avete sperimentata con beneficio e una nuova forza ha creato in voi. Potete comprendere, allora, che la vera gentilezza contiene anche una “forza indomita”. È una forza infinita, eppure priva di sforzo e di durezza. Esploriamo, ora, questo secondo aspetto della medesima qualità.

A volte capita che parlando di gentilezza e iniziando ad assumere un’attitudine più benevola verso noi stessi, scivoliamo per errore e senza rendercene conto nell’indulgenza. La mente fa presto a raccontarci le sue verità e così ci scusiamo tutto, in nome della gentilezza. Oh no! Non è questa la gentilezza cui gli Orientali ci invitano. E sotto sotto, se siamo onesti, lo avvertiamo anche noi. La vera gentilezza ci porta a benessere, apertura e ci rende gradatamente forti.

La gentilezza nociva o mistificante ci rende via via deboli, ansiosi, insoddisfatti o sempre scontenti.

E dunque, se questi sono i sintomi, bando a ogni mollezza: è il momento, dicono gli Orientali, di sviluppare adhittana parami!

È il momento di… adhittana parami!

Adhittana parami è il termine, nell’antica lingua pali, che gli Orientali usano per indicare la virtù della determinazione. Non è esattamente traducibile con “forza di volontà”. È qualcosa di diverso: è una nobile, gentile e risoluta virtù.

Se la gentilezza si trasforma (per errore o per inganno della mente) in pigrizia, indulgenza o mollezza, occorre correre ai ripari e non cedere all’inganno della mente. In quel caso, dunque, servono metodi drastici. La mente, infatti, è un nemico insidioso: ci cattura pian piano con i suoi modi e argomenti e ci ritroviamo improvvisamente indeboliti o prigionieri di false scuse o inclinazioni inadatte.

Se accade (ed è facile che ciò accada) noi abitualmente imputiamo la causa dei nostri mali o malesseri a questa o a quella ragione. Ma in realtà, è importante comprendere che siamo diventati vittime della nostra mente che ci ha imprigionato con i suoi modi. In questo caso, dobbiamo prendere rifugio in modo drastico e deciso in buone e corrette modalità, senza ascoltare proteste o giustificazioni della mente (ed essa ve ne proporrà in continuazione). È il momento, dicono gli Orientali, di sviluppare adhittana parami: la qualità della determinazione che non ascolta la mente, e procede dritta.

Accade così, improvvisamente comprendiamo: “Ma io son diventato trastullo della mia mente”. E allora, senza girarci indietro, iniziamo a percorrere nuove vie.

Cambiare, ora

Spesso imputiamo la causa dei nostri mali o malesseri a una condizione esterna: a qualcuno, al lavoro, a un periodo di difficoltà, a una malattia o a una mancanza del nostro carattere. Ma è utile comprendere che in quel momento, per una qualunque ragione, noi siamo diventati prigionieri della nostra mente. E che proprio in quel momento, noi possiamo invertire la rotta.

Non importa perché le cose si siano messe in quel modo. Né quale forma o gravità abbiano assunto. È importante comprendere che ci siamo persi per strada e che riprendendo il cammino, noi possiamo cambiare, ora! E allora non ascolteremo più le voci della mente e dritti, questa volta sì con determinazione, prenderemo noi stessi per i capelli (efficace gergo che indica il prenderci al volo da quella situazione in cui siamo caduti) e inizieremo a trasformare: è adhitthana parami. La determinazione, la perseveranza che non ascolta le voci della mente, e procede dritta.

A questo proposito, vi è una scena nel film A beautiful mind (2001) che ben tratteggia questa condizione. Il protagonista del film, vittima di una malattia psichica e annullato dall’uso di psicofarmaci, intuisce improvvisamente la sua malattia. Egli vedeva dei personaggi immaginari che però a lui (come inizialmente anche allo spettatore) sembravano del tutto reali. Tra essi, un’adorabile bambina. Con il passar degli anni, d’un tratto egli si accorge: “Ma la bimba non cresce!”. La bimba rimaneva bimba. Egli comprende, allora, che era davvero immaginaria (per quanto a lui sembrasse reale e convincente). Così, da quel momento, egli potrà diventare alleato della propria guarigione tornando a essere l’uomo vivo che era prima. Infatti, quando “vedrà la bambina” non ascolterà più la voce della mente che gli dirà di seguirla o di parlare con lei, ma “sapendo” che essa “non esiste”, andrà avanti dritto. La bimba inizierà ad apparire sempre meno ed egli risolverà infine la sua malattia. La bimba simboleggia i pensieri e gli stati d’animo che ci attraversano e a cui noi crediamo e che inseguiamo.

È significativa la scena in cui in quest’uomo, ridotto a un cencio dall’uso di psicofarmaci, si accende quella scintilla che gli fa dire: “Ma la bimba non cresce”. È come dire: “Ma io sono diventato prigioniero della mia mente e delle mie modalità”. E non importa perché. Questa intuizione, come un’improvvisa luce, ci fa diventare alleati della nostra guarigione: comprendiamo che non dobbiamo ascoltare ciò che la mente ci dice e… andremo dritti, nel nostro programma di trasformazione.

Occhio ai sintomi: come smascherare inganni e prigionie della mente

Qualunque stato di malessere che si ripresenti ripetutamente o che appaia paludoso, indica che dobbiamo correre ai ripari. Come la bimba del film: lasciamo pure che appaia ma se noi non vi daremo retta, perderà forza su di noi. Così con i nostri modi, argomenti, impulsi o pensieri ripetitivi della mente: essi vengono, li sentiamo; ma noi, pazienti e indomiti, andiamo avanti dritti nel nostro programma. Non giratevi, neanche per un attimo.

I sintomi più comuni sono:

  • abitudini nocive che si ripetono;
  • senso di scontentezza;
  • pensieri ripetitivi;
  • dolori cronici;
  • continua stanchezza o fiacchezza (non giustificata da grave malattia; in ogni caso, anche in stato di grave malattia possiamo accompagnare la mente a tornare luminosa e aperta: è una condizione possibile sempre);
  • demotivazione, scoraggiamento;
  • depressione e voglia di isolarsi;
  • o al contrario frenesia, non fermarsi mai;
  • lamentazione, continua insoddisfazione;
  • rabbia, arrabbiarci sempre (per esempio col partner o con i genitori, secondo noi causa di tutti i nostri disagi);
  • senso di incertezza, dubbio, non saper cosa fare.

Saremo accurati nell’osservazione. Infatti non sempre è facile comprendere che siamo vittime della nostra mente. Essa, prima di manifestarsi in modo appariscente, subentra serpeggiando. La manifestazione può essere di “non-pieno-benessere” o “non-piena-soddisfazione”. Quasi impercettibile. O evidente, ma che la nostra mente attribuisce a qualche causa. E l’uomo è adattogeno. Significa che si adatta facilmente a qualunque condizione, perfino di malessere, e vi entra sempre più profondamente e infine si adagia lì. Accade come a una rana nella pentola.

Ho appreso che, per qualche ragione culinaria che non conosco, le rane vengono cucinate da vive. Ma non vengono immerse nell’acqua bollente, poiché salterebbero subito fuori dalla pentola. Vengono immerse nell’acqua ancora fredda e cotte lentamente: in questo modo la rana non si accorge della temperatura che sale, non salta fuori e ben presto si ritrova… bollita. Così noi con la nostra mente: non saltiamo fuori e ci ritroviamo… bolliti.

 La vostra resurrezione

La resurrezione parte da un piccolo seme. E parte da noi: qui, ora, adesso. Tornate sempre al presente e al vostro gesto. A volte, dicono gli Orientali, basta fare una doccia o una camminata. O forse cessare ogni ricerca e stare accanto al cuore: con pazienza e gioiosità.

Molti sono i modi che nel corso di queste pagine state percorrendo. Ora si tratta di metterli in pratica sviluppando abilità. In ogni momento, potete sviluppare l’agilità di ritrovare il giusto orientamento. Queste pagine vi offrono una buona traccia di mezzi abili. Come di ogni buona verità, potete farne un monito: “Dovrei…”. O una bussola da guardare da lontano: “Sarebbe bello se…”. Oppure, potete accostarvi con saggezza: applicandoli. La mente sa usare argomenti convincenti per depistarvi? E il vostro più prezioso aiuto sarà un buon programma: concreto, pratico, impegnato e rispettato. E voi, dritti in esso. Senza ascoltare null’altro.

Adhittana parami, ed è rinascita!

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- Dal 1971 Il Giornale dei Misteri si occupa di parapsicologia: dalle prime sperimentazioni all'attualità, nei vari aspetti della sua vasta fenomenologia. Nomi noti della Scienza se ne occuparono fin dalla fine dell’Ottocento, applicando tutte le conoscenze acquisite nel loro percorso di ricerca: medici, fisici, psicoanalisti, psicologi, psichiatri, filosofi, docenti universitari ed anche Premi Nobel si interessarono a questo particolare settore, tra difficoltà e pregiudizi che ancora oggi persistono. Fenomeni di pre-morte, telepatia, chiaroveggenza, bilocazione, psicobolia, telecinesi, pirobazia, psicofonia, xenoglossia, esperienze fuori dal corpo, poltergeist, ipnosi, sincronicità, alchimia, esoterismo. Messaggi delle Guide, ricerca spirituale, karma e reincarnazione, la scuola ermetica, scoperte della Fisica, misteri dell’universo, enigmi della storia, science-fiction, presenze aliene, guaritori, simbolismo, curiosità della Natura ed altro ancora. Gli autori del GdM sono professionisti e ricercatori specializzati in varie discipline: psicologia, fisica, geologia, filosofia, teologia, antropologia, molti dei quali membri di prestigiose Istituzioni nazionali ed internazionali e autori di numerose pubblicazioni. L’approccio alla delicata e affascinante materia è cauto e rigoroso: spesso i fenomeni descritti suscitano, però, grandi emozioni. Molti degli scritti pubblicati sul GdM traggono spunto sia da fatti registrati nella ricchissima casistica del secolo appena trascorso, sia dagli innumerevoli fenomeni contemporanei anche vissuti e raccontati dai nostri lettori. Ne risulta, quindi, un panorama ampio e realistico di tutti quegli “eventi”, spesso inspiegabili, ma realmente verificatisi.

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