Published On: Ven, Feb 15th, 2019

Cancro, civiltà umana e pianeta Terra: un parallelismo doveroso

Da sempre siamo abituati a considerare l’uomo come l’essere più importante e progredito sulla faccia della Terra.

Gli antichi miti, la filosofia greca, le grandi religioni monoteistiche hanno sempre riservato all’essere umano la posizione di vertice nella scala della natura.

Rinascimento, Illuminismo, Esistenzialismo ed ogni altra corrente filosofica e scientifica, Evoluzionismo compreso, hanno concordemente rafforzato questo concetto.

E, in effetti, i risultati da noi conseguiti nella lotta per la vita confermano giorno dopo giorno la nostra indubbia superiorità.

Abbiamo sbaragliato ogni concorrente, abbiamo trovato rimedi contro innumerevoli malattie, abbiamo dominato le avversità climatiche trovando soluzioni abitative che hanno permesso di diffonderci a ogni latitudine.

Come esito di questa supremazia ci siamo moltiplicati secondo il ben noto insegnamento biblico.

Sennonché ora, giunti all’alba del terzo millennio, questa abnorme moltiplicazione si è trasformata in sovrappopolazione e pone seri problemi di sopravvivenza a noi come specie e alla biosfera nel suo complesso.

Per sfamare miliardi di esseri umani e alimentare miliardi e miliardi di macchine e apparecchiature di ogni genere abbiamo dovuto saccheggiare il mondo della natura oltre ogni immaginabile forma e quantità.

Fino a qui nulla di nuovo. Purtroppo siamo abituati a sentire allarmi ecologici a ripetizione, richiami al risparmio energetico, alla sostenibilità, a stili di vita meno consumistici.

Che la situazione sia grave è risaputo.

Ma stranamente nessuno, neppure tra gli ambientalisti più estremi, ha dedotto da tale stato di cose che la conclamata superiorità umana anziché essere un elemento positivo nel mondo della natura è un fattore negativo, il più negativo di tutti.

E se lo sviluppo del nostro cervello, che ci ha consentito di effettuare tutte queste trasformazioni, fosse stato un tragico errore del processo evolutivo della vita, una via “svantaggiosa” imboccata casualmente da madre natura che ben presto lo abbandonerà per far ritorno a forme di vita meno distruttive per l’ambiente?

Nessun dubbio sulla superiorità del nostro intelletto, che si è rivelato un’arma tanto potente da consentirci di contravvenire a quelle leggi di natura che per milioni e milioni di anni hanno regolato l’equilibrio tra tutte le specie presenti su questo pianeta.

Ma ora, dopo aver rotto quell’equilibrio, dopo aver causato l’estinzione di tante altre specie animali, dopo aver disboscato e deforestato gran parte della superficie terrestre, ci accorgiamo che la nostra vita dipende anche da tutte queste realtà in corso di annientamento!

E tragicamente il nostro intelletto non pare in grado di ricostituire tra gli elementi della natura un equilibrio artificiale altrettanto stabile come quello distrutto.

Sappiamo aggredire e diffonderci, ma non sappiamo costruire un nuovo habitat duraturo.

Le sole entità nel mondo della natura che evidenziano un comportamento analogo sono le cellule tumorali maligne.

Anch’esse in origine sono sane, normali. Poi subiscono un processo evolutivo “anomalo”, una mutazione del materiale genetico che ne altera l’equilibrio tra divisione e morte cellulare, e ciò dà luogo a quella proliferazione incontrollata che è all’origine dei tumori.

Ecco. Anche noi nel corso dell’evoluzione abbiamo subìto un processo di crescita “anomalo”.

Sul nostro cervello “rettiliano” e su quello “limbico” «… compare, in una fase tarda dell’evoluzione, un tipo più complesso di corteccia, chiamata neocorteccia, che caratterizza il cervello dei mammiferi più evoluti e raggiunge il suo massimo sviluppo nell’uomo, diventando il cervello capace di leggere, scrivere e far di conto.» (Paul MacLean, Evoluzione del cervello e comportamento umano, Torino, Einaudi, 1984)

Mentre lo sviluppo dei due primi tipi di cervello è avvenuto nel corso di milioni di anni, la crescita del terzo ha avuto un andamento rapido e via via sempre più accelerato, certamente “anomalo”.

È da lì che abbiamo iniziato ad abbandonare sempre più la via dell’istinto per seguire quella della ragione, è da lì che abbiamo sostituito l’”artificiale” al “naturale”.

Il parallelismo tra l’origine del cancro e quello della civiltà umana è impressionante. Ma ancor più impressionante è il seguito della storia.

Le cellule cancerogene proliferano in modo sempre più numeroso, e così è stato della nostra specie, soprattutto dall’invenzione dell’agricoltura in avanti. Le scoperte in campo medico hanno poi consentito alla popolazione mondiale di aumentare di numero con quell’andamento iperbolico che oramai tutti conosciamo, ma che comunque è bene avere sempre presente.

 

Nella figura è indicato il numero di milioni di uomini presenti sulla Terra (asse delle ordinate) da 12.000 anni fa ad oggi (asse delle ascisse).

Le previsioni ci dicono che nel 2050 saremo oltre nove miliardi e nel 2100 più di undici.

Anche i processi di diffusione delle cellule cancerogene e degli esseri umani nel territorio a propria disposizione presentano evidenti analogie.

Le une e gli altri aggrediscono dapprima le entità più vicine. Le prime distruggono le cellule, i tessuti e gli organi sani limitrofi, i secondi gli animali e le piante.

Con queste attività di “conquista” entrambi apportano sensibili modifiche ai luoghi ove risiedono.

Terminata questa prima fase di espansione le cellule tumorali e gli uomini vanno alla ricerca di nuovi spazi da colonizzare.

È la fase del cancro contraddistinta dalla diffusione delle metastasi.

Se guardiamo l’intero orbe terracqueo possiamo purtroppo constatare che, per quanto riguarda gli esseri umani, questa fase si è già conclusa.

Oramai siamo ovunque e le cellule più aggressive, gli uomini bianchi occidentali, hanno contagiato con la loro malignità anche le cellule un tempo meno virulente.

I popoli del Sol Levante sono l’esempio più emblematico al riguardo, ma tutti gli abitanti del pianeta stanno inseguendo, chi più chi meno, l’illusione dello sviluppo industriale, della crescita economica e dell’aumento dei consumi.

Se questa è dunque la situazione in cui ci troviamo, pressoché universalmente riconosciuta, perché, mi son detto, non provare a reinterpretare la realtà, compresa la storia passata e quella contemporanea, secondo questa nuova chiave di lettura, ovvero dell’uomo come cancro del pianeta?

L’operazione, oltre ad essere doverosa in ossequio alla verità, può forse essere in grado di produrre qualche effetto benefico.

Un messaggio tanto estremo, tale da ribaltare i convincimenti più profondi sin qui maturati nell’inconscio collettivo da parte di quasi tutta l’umanità, potrebbe forse indurre qualcuno a modificare i propri abituali comportamenti irriguardosi nei confronti della biosfera.

Ho cercato di mettere per iscritto questo messaggio in due libri, “Il Cancro del Pianeta” e “Il Cancro del Pianeta Consapevole”, pubblicati rispettivamente nel 2017 e nel 2018 dall’Editore Armando, di Roma. Un terzo libro è già stato completato e verrà pubblicato prossimamente.

Alla teoria ho dato un nome: Cancrismo. Mi rendo conto che a tutta prima questo termine possa apparire sgradevole, ma il mio obiettivo non è quello di accattivarmi simpatie, bensì di far riflettere le persone sulla triste realtà che ci circonda.

E se qualcuno ritenesse di riconoscersi in queste idee, sarebbe oltremodo gradita la sua collaborazione per la loro diffusione.

Gli argomenti da affrontare sono moltissimi: si tratta di rileggere la storia del mondo con nuovi occhi, di riesaminare la realtà ribaltando di 180 gradi i convincimenti sin qui prevalenti.

Seguitemi anche sul mio blog: “Il Cancro del Pianeta” in cui si possono trovare, oltre a miei articoli, interviste, recensioni e gli scritti di importanti precursori di questa teoria.

Vi invito a visitare anche questo blog a sfondo ambientalista e un altro blog con cui collaboro attivo nel campo delle neuroscienze.

Mi auguro che anche attraverso Quantic Magazine, il messaggio che intendo diffondere possa arrivare quante più persone possibile. Seguitemi  per il mio prossimo articolo!

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About the Author

- Bruno Cesare Antonio Sebastiani è nato a Milano nel 1949. Si è laureato in Scienze Politiche con una tesi sull’antiurbanesimo, auto pubblicata con il titolo “Contro la città”. Ha sviluppato i suoi studi in campo sociologico e filosofico, dedicandosi in particolar modo ai problemi dell’antropologia e dell’ambiente. Lasciata la città, attualmente vive in una casa ai margini di un bosco a Calice Ligure, in provincia di Savona. Ha pubblicato presso Armando Editore “Il Cancro del Pianeta” (2017) e “Il Cancro del Pianeta Consapevole” (2018) ed ha pronta per la pubblicazione una terza opera “L’Impero del Cancro del Pianeta”. Collabora con il blog Effetto Cassandra e tiene una rubrica (“I limiti dell’intelligenza”) su Neuroscienze.net.

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