Published On: mar, Gen 16th, 2018

Meglio dare o ricevere? Un viaggio che passa anche per l’Amore.

Dare e Ricevere,
un semplice ed umile gesto
che si realizza in un unico istante,
con la pura ingenuità
di chi desidera vivere
nell’assenza del passato
l’eternità del presente.
Solamente la purezza d’animo
imprimerà al gesto
quella carica emotiva che tutto trasforma.

                                            Fabio Amici

 

A chi ha, sarà dato. A chi non ha, anche quel poco che ha gli sarà tolto!

Con queste parole il Maestro Gesù insegnava, riferendosi a ciò che possediamo interiormente e non a quello che possediamo a livello materiale. Infatti nulla varranno i beni terreni accumulati nella vita a colui che si è prodigato in questa opera, con immensi sforzi e sacrifici ed al costo di innumerevoli compromessi. Giunto alla fine del suo transito nel mondo egli non porterà con sé nulla di tutto ciò, e resterà senza niente perché non avrà sviluppato la propria coscienza spirituale. Al contrario, chi avrà imparato ad accumulare ricchezze interiori avrà già iniziato un suo percorso virtuoso e così si troverà a godere dei suoi beni spirituali accumulati, e questo lo porterà ad un ulteriore arricchimento.

Ma dare e ricevere è riferito anche all’accumulo del sapere, poiché anche l’aver passato la vita ad accumulare sapere non servirà a nulla se ciò non sarà stato messo al servizio della propria interiorità e, soprattutto, se non si saranno messe in pratica le leggi spirituali.

A nulla servirà studiare innumerevoli libri e riempirsi la mente di concetti, spiegazioni, interpretazioni di leggi spirituali e teorie di vario genere, poiché tutto ciò rappresenta soltanto un mero aspetto intellettuale, puramente esteriore e quindi appartenente all’ego; del tutto diverso dalla ricchezza interiore che deriva invece dalla comprensione profonda, dalla messa in pratica e della sperimentazione quotidiana dei principi divini.

Anche di questo dovremo rendere conto nel momento finale della nostra esistenza terrena. Ma chi ha conosciuto l’Origine ed ha sperimentato la Felicità Eterna non avrà paura della fine giacché la fine non ci sarà per lui; sarà soltanto una prosecuzione della sua vita eterna che ha già coltivato e diverrà dunque un arricchimento nella Beatitudine Divina.

Dare e ricevere può essere considerato come la stessa cosa, in quanto si può dare soltanto ciò che si possiede, e ciò che si possiede è da intendersi come ciò che si ha interiormente. E, dal momento che si può dare soltanto a se stessi, ne consegue che si riceve nella stessa misura in cui si da, poiché tutto esiste soltanto all’interno di se stessi ed ognuno lo manifesta all’esterno in modo naturale come propria estensione.

Per questo è importante porre l’attenzione maggiormente al modo in cui si da, piuttosto che a ciò che si da, perché qui possiamo fare la differenza, ponendoci nello stato d’animo di ricevere allo stesso modo con il quale si è dato. In questo modo ci identifichiamo non sul “dare-ricevere” ma piuttosto sull’ “essere-avere”, che rappresenta la qualità della nostra essenza divina.

Così dare e ricevere potranno essere visti e percepiti come due aspetti diversi di un pensiero unico, dove gli opposti trovano la loro riconciliazione soltanto quando la mente separata avrà accettato pienamente la correzione dell’errore di interpretazione e potrà finalmente comprendere e percepire che non esiste alcuna separazione, neanche all’esterno di se stessa.

Anche l’amore “altruistico” non ha alcun valore se dato senza averlo prima percepito correttamente e sperimentato profondamente dentro se stessi.

Per questo la vera compassione non potrà essere altro che l’estensione del proprio amore dall’interno di se verso l’esterno, in modo da non alimentare alcuna illusione di una separazione tra realtà esterna e quella interna, che di fatto non esiste.

L’amore per gli altri infatti è vero soltanto nella misura in cui lo percepiamo per noi stessi: chi non ama se stesso in modo autentico e sincero non potrà mai amare veramente nessun altro essere vivente.

Infatti l’amore è una forza che nasce dentro di noi, in quella infinita profondità che va oltre i bisogni, i desideri e la volontà umana e che ha a che fare con lo Spirito, ovvero con l’Essenza Divina che trascende, per sua natura, la condizione umana poiché vive in una dimensione superiore incontaminata ed incorruttibile.

A questa dimensione si può accedere soltanto attraverso l’apertura del cuore e la resa totale ed incondizionata; e questo avviene senza l’utilizzo dell’intelletto che vuole invece curiosare, analizzare, capire ed insegnare.
In questo contesto la parola, che viene espressa, ha valore e forza soltanto nella misura in cui abbiamo vissuto e realizzato ciò che esprimiamo.

Solo ciò che è stato compiuto può essere trasmesso ad altri e non ciò che proviene dal proprio intelletto o dalla memoria. Non basta dichiarare, ripetere le leggi dell’Universo, annunciarle ed insegnarle.

Solo chi le realizza nella propria interiorità dimostra di averle comprese realmente poiché praticate, e solamente allora può veramente dire di conoscerle e trasmetterle. Infatti l’esperienza è sempre la protagonista assoluta e veritiera.

Occorre sempre tener presente che quando si chiede qualcosa, per sé o per altri, o ci si dedica a studiare per imparare significa che si è identificati nel bisogno, ed il bisogno implica sempre un’assenza, che ovviamente non potrà mai essere ricolmata con qualcosa di esterno legato all’intelletto umano.
Chi sa non ha bisogno di cercare, di curiosare o di insegnare, e neanche esercita la propria volontà, i bisogni, le ambizioni, né esibisce se stesso o il proprio sapere.

Chi sa non fa nulla esteriormente; chi sa ascolta in silenzio, e nel proprio silenzio semplicemente E’. Non ha bisogno di dimostrare, ne di spiegare perché sa che spiegare è un’attività dell’intelletto e quindi rivolta all’esterno, mentre l’ascolto è un’attività rivolta all’interno di Sé.

Chi non comprende ciò continuerà ad alimentare il proprio mondo esteriore creandosi illusioni sulla realtà. Anche il piacere e la gioia sono illusioni perché non provengono dall’interiorità, e dunque parlano di sé e non del Sé. Infatti il Sé aspira e si manifesta soltanto nella Felicità Eterna, che non ha nulla a che vedere con altri stati d’animo umani, a volte simili, definiti impropriamente come Felicità.

La Felicità è soltanto dell’Essere, cioè dello Spirito, ovvero della nostra Essenza Divina ed è scevra da qualunque emozione, stato d’animo, percezione, sensazione, e dunque non può essere compresa dalla mente poiché non può essere inclusa in alcun pensiero umano.
La Felicità è libertà assoluta dal qualsiasi riferimento umano: è assenza di desiderio, di pensiero, di emozione e di volontà; ma è allo stesso tempo Tutto, ossia espressione del Tutto, Amore puro, una vibrazione con frequenza incommensurabile non paragonabile ad alcuna esperienza umana.
Questo viene sperimentato come accettazione totale ed appartenenza all’intero Universo, poiché l’Universo stesso è percepito all’interno di sé. In questo stato di essere non c’è nulla che non vibri alla stessa frequenza: tutto è Uno e nell’Uno non c’è spazio per la disarmonia o per l’imperfezione.

Chi ha, non ha bisogno di curiosare ne di desiderare perché lui è già consapevole della propria ricchezza interiore, che è l’unica ricchezza veramente significativa per il risveglio spirituale. Allo stesso modo colui che sa, non ha bisogno di chiedere o di cercare. Lui non chiede poiché conosce le leggi eterne che regolano l’Universo, ed in quelle vive.

Se chiediamo come sono le cose della vita significa che non siamo ancora pienamente consapevoli, e dunque stiamo implicitamente dichiarando di non aver ancora compreso e dischiuso la nostra coscienza spirituale.

Agire muovendosi sotto l’impulso dell’intelletto ci porta a vivere in modo inconsapevole poiché facciamo riferimento soltanto a ciò che abbiamo imparato, ovvero a ciò che è memorizzato a livello cosciente; mentre non siamo consapevoli di tutto il resto: si tratta di una conoscenza relativa e fortemente limitata.
La verità è che ciò che desideriamo e che vogliamo in realtà non lo possediamo, e tutte le cose materiali che crediamo di possedere non ci appartengono realmente.

E’ soltanto una mera illusione umana quella di essere convinti di possedere qualcosa nella propria vita, perché guadagnata spesso in modo molto faticoso e con grande intelligenza. Nella Realtà Universale le ricchezze materiali non hanno alcun significato e non ci serviranno proprio a niente.

Per questo motivo sarebbe importante imparare a sbarazzarci di qualsiasi forma di volere e di desiderio in modo da lasciarsi riempire della ricchezza interiore, sperimentando il vivere anche senza soffrire esteriormente.

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About the Author

Fabio Amici

- Sono nato il 28 settembre del 1968, sono ricercatore spirituale e sperimentatore di tecniche meditative seguendo un personale metodo di autoconoscenza che indaga i processi mentali e gli stati emozionali, utilizzando il “sentire” per raggiungere un contatto diretto con la propria divinità. Mi sono formato nei monasteri Buddhisti della scuola Zen e Therevada, ho studiato e approfondito le conoscenze sulla fisica quantistica in relazione alla spiritualità, ho studiato e praticato lo Yoga Kundalini e ho praticato la terapia della regressione nelle vite passate conseguendo l’apprendimento di un metodo di indagine per correggere gli “errori” dovuti a traumi emozionali ed alle conseguenti programmazioni mentali. Mi ispiro ai principi metafisici di “Un Corso in Miracoli” attraverso i quali propongo meditazioni con lo scopo di facilitare il riconoscimento delle cause dei disagi umani, insegnando una via di riconciliazione e di armonizzazione con il proprio Sé e con l’Universo.

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